Italiano con figlio disabile respinto dalla Parrocchia: “Dormirò in auto”

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Si chiama Rosario, abita a Giaveno da 19 anni e la sua è una storia a tratti drammatica. Padre di un figlio disabile, si trova nella condizione disperata di trovare una casa entro 9 giorni, per evitare di dover dormire in macchina.

In questi quindici giorni Rosario ha chiesto aiuto a diverse persone in paese: “Ho chiesto aiuto al Comune, chiedendo se potevano farmi stare nelle case popolari. Mi è stato risposto che sono destinate alle persone in difficoltà, per i casi urgenti, per chi ha 4-5 figli. Mi sono domandato cosa avessi io in meno degli altri, visto che a breve rimarrò senza una casa, senza un lavoro fisso e ho un figlio disabile a carico. Ho chiesto aiuto anche alla parrocchia, ma niente da fare: nessuno può darmi una mano”.

Il tuo problema è che sei italiano. Visto che a Giaveno gozzovigliano, mantenuti dagli italiani, una quarantina di cosiddetti profughi.
Rosario ha la paura costante di perdere la patria potestà sul figlio: “Siamo riusciti a trovare un accordo con gli assistenti sociali, che prevede la copertura dell’affitto da parte del consorzio socio-assistenziale qualora io non dovessi riuscire a pagare la locazione. Si sono messi a disposizione per coprire l’eventuale affitto, farebbero da garanti”.

Rosario afferma di aver fatto domanda per le case popolari nel 2013, senza mai ottenere nulla: “La domanda è stata fatta, con me era presente anche l’assistente sociale. Forse non è stata protocollata. Solo al momento in cui abbiamo chiesto questo documento, si è venuto a scoprire che non si trova”.

Devi avere 5 figli, come i Rom e gli immigrati.

L’appello di Rosario è chiaro: “Ho chiesto aiuto a tanti, ma varie agenzie immobiliari, nonostante avessero la garanzia degli assistenti sociali, mi hanno chiuso le porte in faccia. Così come molte altre persone, le quali dopo aver saputo la mia condizione economica e sociale, hanno risposto di andare a cercarmi casa. Io e mio figlio siamo solo due numeri. Ora hanno accettato la mia domanda per il reddito di cittadinanza, ma i soldi devono ancora arrivare. Vivo con 500 euro al mese, in giornata faccio diversi lavori. Sono un decoratore, ma il lavoro c’è a momenti. Capita che per mesi non ho nulla, e cosa do da mangiare a mio figlio? Il catrame?”.

Rosario, aspetta adesso una chiamata – forse la sua ultima speranza – da parte di un’agenzia immobiliare, la quale ha già collaborato in passato con il consorzio socio-assistenziale, ma la sua sensazione è che nessuno richiamerà: “Secondo me al 60% anche questa volta non andrà a buon fine, me lo sento. Ma io ho già avvisato che se non dovessi trovare una soluzione, mi metto davanti al Comune con la macchina. Di sicuro chiamerò le telecamere della tv, perché non è possibile che nessuno possa darmi una mano. Sapevo che fosse dura trovare una casa da affittare, ma non così. Non fino a questo punto”.

Per Rosario il 30 maggio è sempre più vicino. L’incubo di dover dormire in macchina pure, compresa l’eventuale perdita di suo figlio: “Se non dovessi trovare casa, so già che mi tolgono mio figlio. Ma guai a chi me lo tocca, toglietemi tutto ma non mio figlio. Per lui farei di tutto”.

“Pochi giorni fa siamo stati chiamati da questo padre in difficoltà – commenta il giavenese Alessandro Cappuccio, che ha segnalato il caso a ValsusaOggi – questo non vuole essere un attacco a qualcuno, ma un appello per aiutarlo. Rosario ha un figlio disabile e a fine mese rimarrà senza casa, quindi sarà costretto a dormire in macchina. Non ha un lavoro, dovrebbe percepire il reddito di cittadinanza e riceve una pensione per la disabilità del figlio. Rosario dice di aver fatto domanda per la casa popolare da circa 6 anni, ma sembra che per lui non ci sia soluzione, nonostante abbia chiesto aiuto alle istituzioni. Credo che questa situazione si possa definire come il fallimento della politica”.




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