SeaWatch, Salvini asfalta Patronaggio: “Denuncio chi ha aperto i porti”

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“Se c’è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, chiunque agevoli sbarchi di immigrati irregolari dovrà vedersela con la legge”, ha avvertito il vicepremier leghista rispondendo ai microfoni di Coffee break alla domanda se avesse intenzione di denunciare Patronaggio.

Per Salvini far scendere altri immigrati dalle navi delle ong è “un segnale pericoloso” perché, “se gli scafisti vedono che ce la fanno, mettono altre donne e bambini in acqua”.

Il colpevole è Luigi Patronaggio, il procuratore rosso di Catania che voleva processare Salvini per il caso della nave Diciotti.

“Non gli sono in massima simpatia”, ha ironizzato: “Il procuratore ha preso questa iniziativa, senza avvisare il ministro dell’Interno che non ha dato alcuna autorizzazione”, ha denunciato il vice premier leghista su La7. “Se c’è favoreggiamento, chiunque agevoli gli sbarchi di immigrati irregolari dovrà vedersela con la legge”.

Ora che la Sea Watch 3 è stata sequestrata, Salvini pretende dalla procura un’azione eclatante per mettere fuori gioco l’ong tedesca. La stessa imbarcazione era già stata sequestrata. Non basterà l’annunciata indagine sul capitano: la nave va messa in condizioni di non nuocere. Come la Mare Jonio: a proposito, perché Toninelli non toglie la bandiera a Casarini?

“Le navi pirata illegali – ha intimato a Coffee break – devono essere messe in condizioni di non essere più utilizzate”. E alle politiche buoniste dei “porti aperti”, ha quindi contrapposto le politiche del rigore. Che fin qui “hanno salvato vite”. E, snocciolando i dati del Viminale, ha zittito chi in queste ore continua a criticarlo: “I numeri dicono che grazie alla politica del rigore e dei porti chiusi abbiamo ridotto del 90% i morti e i dispersi in mare e non solo gli sbarchi. I porti aperti creavano il disastro, come ricorda Papa Francesco, la politica dell’attenzione salva vite”.

Soprattutto quelle degli italiani.

La verità è che ieri è stato il punto più alto di un attacco terroristico, concertato, messo in moto in questi giorni contro l’Italia e la politica dei porti chiusi. La Sea Watch è stata liberata in tempo da un tribunale olandese per lanciarsi in Libia a tutta forza, dove, casualmente, l’attendeva un barcone carico di clandestini. E, caso più unico che raro, anche con bambini e disabili. Roba da sceneggiatura hollywodiana.

La stessa nave si è poi rifiutata di obbedire agli ordini e ha penetrato le acque italiane. Senza che la guardia costiera dell’ectoplasmico Toninelli muovesse un remo. Ovviamente, in direzione Lampedusa: giurisdizione di Patronaggio.

Entra in scena il procuratore di estrema sinistra, colui che voleva processare Salvini per il caso Diciotti: e si inventa un sequestro probatorio, che poi come sua abitudine probabilmente farà cadere in pochi giorni (lieti di essere smentiti), permettendo alla Sea Watch di tornare in Libia e ricominciare. Questo è un attacco concertato all’Italia. Questa è una dichiarazione di guerra da poteri ostili all’Italia. Un tentativo, eversivo, di pilotare e condizionare la politica migratoria italiana.

E, in tutto questo, non si può non notare la complicità o comunque il silenzio dei grillini.

“I clandestini non scendono dalla nave, non con il mio permesso”, aveva detto ieri sera Matteo Salvini, mentre apprendeva in diretta da Giletti dello sbarco, “Sono pronto a denunciare per favoreggiamento dell’immigrazione chiunque sia disponibile a far sbarcare quegli immigrati irregolari da una nave fuorilegge. Questo vale anche per organi dello Stato. Se c’è qualche procuratore pronto a indagare Matteo Salvini che permette uno sbarco Patronaggio ndr…), vado fino in fondo. Se c’è qualche giudice che vuole fare il ministro si candidi. Altrimenti rispetti le indicazioni del ministro. Non scende nessuno”.

E in una diretta Facebook, ha accusato: “Qualche altro membro del governo sapeva? Ha autorizzato? Vedremo. La Guardia costiera dipende dal ministero dei Traporti, la guardia di finanza dal ministero dell’Economia. Se nelle prossime ore ci saranno arresti, sequestro definitivo e messa fuori uso della nave, anche affondandola, allora bene. Altrimenti è stato solo un atto politico”.

Il vicepremier grillino ha poi reagito schierando con il procuratore di estrema sinistra che ha imposto, evidentemente con la complicità di Toninelli e Tria nonostante le smentite, lo sbarco dei 47 clandestini della Sea Watch: “Salvini si legga le norme e non accusi i 5 Stelle”.

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Stamani vedremo se sono complici. Se non approvano il decreto sicurezza bis, che dà a Salvini poteri speciali in casi come quello di ieri, con il controllo diretto della Guardia Costiera, allora significa che sono stati parti dell’attacco alla sovranità popolare.

Perché sia chiaro, quanto è accaduto è come un colpo di Stato: abbiamo un potere dello Stato che travalica le proprie prerogative e usando un trucco – il sequestro probatorio che fino ad oggi ha poi sempre rinnegato pochi giorni dopo -, per dare il via allo sbarco dei clandestini. Sembra tutto programmato in vista del 26 maggio per ‘umiliare’ Salvini e dire: “Visto, abbiamo aperto i porti”

E così l’hanno presa quelli di Sea Watch:

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Che, evidentemente, non hanno scelto a caso la giurisdizione di Patronaggio.

«Sono pronto a denunciare per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina chiunque sia disponibile a far sbarcare gli immigrati irregolari su una nave fuorilegge». Lo ha detto Matteo Salvini a Non è l’Arena, su La7, in collegamento da Firenze, mentre assiste in diretta tv allo sbarco dei migranti dalla nave Sea Watch 3. «Questo vale anche per organi dello Stato: se c’è qualche procuratore pronto a mandarmi a processo con una condanna che può dare fino a 15 anni di carcere, se questo procuratore autorizza lo sbarco, io vado fino in fondo». Poi una telecamera trasmette immagini in diretta mostra alcuni migranti, con giubbotto di salvataggio, che scendono in porto da un’imbarcazione della Capitaneria di porto e Salvini s’infuria: «Qualcuno l’ordine lo avrà dato. Questo qualcuno ne dovrà rispondere», si irrita il ministro. Il M5s fa sapere che non sono stati i suoi ministri. Ma Salvini insiste: «Chiunque sia stato ne risponderà davanti agli italiani».

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