Scaraventato a terra, preso a calci e pugni da due profughi per il cellulare

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Era partito da Veroli diretto a Frosinone dove alle 21.30 avrebbe dovuto prendere il treno per Roma. Il solito viaggio di lavoro per un trentasettenne che invece quella sera è stato aggredito da due immigrati. Mentre saliva le scale del sottopassaggio ferroviario per portarsi sul binario di partenza, lo hanno afferrato al collo scaraventandolo brutalmente a terra.

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La vittima ha cercato di divincolarsi e chiedere aiuto ma nel sottopasso non c’era nessuno. Sono riusciti a rubargli solo il cellulare, mentre il giovane teneva stretto il portafogli. Soldi sudati.

Sconvolto per l’accaduto, è tornato all’ingresso dove fortunatamente una signora gli ha prestato il cellulare con il quale è riuscito a mettersi in contatto con i familiari. Si è fatto coraggio e si è recato alla vicina stazione dei carabinieri per denunciare l’accaduto. I segni dell’aggressione, in particolare al collo, lo hanno costretto a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso di Frosinone.

«Mi hanno assalito all’improvviso – ha detto l’uomo – Mi sono sentito afferrare al collo quasi volessero soffocarmi. Poi mi hanno buttato a terra. Sono stati momenti terribili, sembravano non finire mai. La morsa al collo mi ha lasciato segni evidenti. Una volta caduto, hanno iniziato a picchiarmi con calci e pugni visto il mio tentativo di resistenza all’aggressione. Ho provato ad inseguirli ma si sono allontanati sul retro della stazione e ho preferito non proseguire per paura. La zona è buia e senza telecamere. Temevo fossero armati. Sono risalito all’ingresso per chiedere aiuto. Poi la denuncia ai carabinieri prima di finire al pronto soccorso».

Nel veronese, invece:

Aveva parcheggiato giovedì sera la sua Vespa Piaggio, rosso fiammante, all’esterno dell’abitazione di un amico ad Isola Rizza. Una volta uscito, il proprietario – un 32enne residente a Roverchiara – non ha trovato più il proprio scooter ed è stato costretto perciò a farsi riaccompagnare a casa. Il mattino successivo non si è dato per vinto ed è tornato nel piccolo centro di Destra Adige per vedere di rintracciare la Vespa. E durante la «perlustrazione» per le vie del paese si è imbattuto nello scooter che gli era stato rubato alcune ore prima: era parcheggiato, con il casco agganciato al manubrio, nel cortile di un edificio di via Capitello. Ossia la casa privata trasformata lo scorso anno, tra mille proteste da parte di residenti ed amministratori contrari al progetto, in Centro di accoglienza straordinaria (Cas) per ospitare alcuni profughi. Il 32enne si è rivolto immediatamente ai carabinieri e il Nucleo operativo Radiomobile di Legnago ha risolto di lì a poco il caso. A seguito di accertamenti, i militari sono risaliti infatti ai presunti responsabili, tutti denunciati a piede libero per furto aggravato. Malgrado abbiano tentato di giustificare il possesso dello scooter ritenendo che fosse da rottamare e che qualcuno l’avesse abbandonato in strada. Si tratta di quattro richiedenti asilo ospiti della struttura gestita dalla Cooperativa San Francesco di San Bonifacio per conto della Prefettura. Si tratta di un ghanese, J.P., di 25 anni, di un ivoriano, L.K., di 32 anni, di L.S., un 23enne originario del Gambia, e di K.M.K., un 31enne giunto in Italia dalla Guinea Bissau.




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