Generale Santo attacca: “Chiudiamo il mare ai barconi”

Condividi!

L’ex capo di stato maggiore della Nato a Kabul: «Blocco navale? Parlerei di interdizione marittima. Lotta al terrorismo? Le toghe smettano di intervenire. E il ministro Trenta non usi i soldati come poliziotti».Beh, accontentati, rischi di vederli usati come figuranti sui carri del gay pride.

«Cancellare dalla mente dei trafficanti e degli immigrati l’idea che, una volta a bordo di un qualsiasi battello prima o poi si arriverà in Italia o in altro qualsiasi paese europeo».

VERIFICA LA NOTIZIA

Il generale di Corpo d’ Armata Vincenzo Santo, ex comandante della missione Nato in Afghanistan, torna ad affrontare un tema a lui molto caro, quello della lotta senza quartiere all’ immigrazione illegale.

Lo fa sulle pagine di “Report-Difesa”, uno dei siti più autorevoli di geopolitica diretto dal giornalista Luca Tatarelli.

“L’ effetto più immediato da conseguire per stroncare il traffico di uomini- scrive il generale- è quello psicologico. L’ equinozio di primavera si avvicina e prima o poi, quando il tempo diverrà più clemente, dopo Malta,Spagna, Vaticano e Valdesi, toccherà anche a noi, malgrado il muso duro di Salvini, riaccogliere qualche disperato irregolare».

Quindi, secondo il generale, non c’è alternativa all’uso della forza, un intervento militare diretto in Libia.

Ecco il piano del generale Santo: un dispositivo d’ alto mare con cinque o sei unità, come fatto per “Mare Sicuro” – ma stavolta per bloccare, non per raccattare i clandestini – per la sorveglianza ottico-radar delle coste libiche dalla Tripolitania, tra Misurata e il confine tunisino. Circa 200 miglia marittime. Con l’ interazione di droni, velivoli ed elicotteri per il pattugliamento marittimo e forze speciali imbarcate sulle navi per la condotta di azioni dirette contro i trafficanti di uomini sul territorio libico.

Un blocco navale vero, rispetto a quello oggi ufficioso gestito dai libici con tecnologia e supporto italiano. Con il respingimento di tutti i barconi, navi delle Ong incluse, con rimpatrio forzato in Libia o altro paese africano di tutti i clandestini a bordo: «Il blocco navale – spiega il generale- è un atto di guerra, ma noi siamo in guerra. Non sono forse i flussi migratori incontrollati, vero e proprio commercio di schiavi, una minaccia per la sicurezza, non ultimo il fatto che nel mezzo si possono nascondere terroristi o veicolarne futuri?».

«Se ci spaventano termini come il ‘blocco navale’ possiamo ribattezzarlo “interdizione marittima” ma occorre agire subito per non trovarsi di fronte ad un’emergenza fra poche settimane. Perché il traffico di esseri umani se non si argina, non avrà mai fine».

«Nulla vieta- dice Santo- di raggiungere un accordo simile a quello fatto con l’Albania a suo tempo, con l’ attuale premier libico internazionalmente riconosciuto Al Serraj, al quale stiamo comunque addestrando ed equipaggiando la guardia costiera».

«Se si vuole stroncare il traffico di clandestini, l’ unica opzione è quella militare pretendendo che l’ azione nel Mediterraneo centrale sia nelle nostre mani. Diversamente – conclude l’ ex Capo di Stato Maggiore Nato- andremo avanti così per chissà quanto tempo ancora affidandoci a periodiche e stantie “eruzioni caratteriali”».

Certamente, questo stroncherebbe il traffico di clandestini dalla Libia in modo definitivo. Ma la strategia di Salvini funziona, ha fatto crollare gli sbarchi dell’80 per cento, a gennaio del 94%, e prevede un blocco navale, solo che a gestirlo sono i libici: questo perché, altrimenti, non potremmo respingere i clandestini in Libia direttamente. Cosa che potremmo fare, ovviamente, con lo ‘stato di guerra’.

Qui le implicazioni sono anche politiche e geo-strategiche: un intervento diretto rischia di destabilizzare il fragile governo di Tripoli.

Il problema sono essenzialmente le Ong: questo è stato dimostrato dalla chiusura dei porti. Se gli Stati Ue tolgono la bandiera alle ong, il traffico rimanente dovrebbe essere residuale. Certo, la strategia di Santo sarebbe potente, spettacolare, dirompente: ma vale la pena?

Noi Santo lo vorremmo invece a gestire un’agenzia che si occupa di rimpatri di massa: perché ora il problema è liberarci dei 600mila clandestini che ha fatto entrare il PD. E chi meglio di un generale con capacità logistiche come plenipotenziario? Il sistema delle espulsioni va militarizzato.




2 pensieri su “Generale Santo attacca: “Chiudiamo il mare ai barconi””

  1. Pienamente condivisibile. Solo la forza militare può fermare
    i migranti.
    Occorre anche procedere alla cattura di prefetti, magistrati, dirigenti delle società di soccorso (prima fra tutte la CRI), cooperative sociali si servizi, etc.

Lascia un commento