Il cardinal Burke esalta il patriottismo: “Dio è contro il governo unico mondiale”

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Il cardinale Raymond Leo Burke, partecipando ad una conferenza sulla famiglia a Roma ha attaccato l’idea mondialista della creazione di un governo sovranazionale. Che, diciamolo, è quello che vuole Bergoglio. E la Ue è un mezzo per quel fine.

Il cardinale americano ha dichiarato che “il patriottismo è richiesto dalla legge naturale” e che Dio “in accordo con l’ordine scritto nel cuore umano, non rende giusto e legittimo un singolo governo globale“.

Perché “ci sono quelli che propongono e lavorano per un singolo governo globale, cioè per l’eliminazione dei singoli governi nazionali, in modo che tutta l’umanità sia sotto il controllo di un’unica autorità politica. Per chi è convinto che l’unico modo per raggiungere il bene comune sia la concentrazione di tutto il governo in una singola autorità, la lealtà verso la propria patria o il patriottismo è diventato un male”.

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Per Burke, invece, “l’autorità divina, in accordo con l’ordine scritto nel cuore umano, non rende giusto e legittimo un unico governo globale: infatti, la legge divina illumina le nostre menti e i nostri cuori al fine di vedere che un tale governo sarebbe, per definizione, totalitario, dimenticando che è l’autorità divina a governare il mondo”.

Il Cardinale ha paragonato l’orgoglio peccaminoso che ispira il perseguimento di un singolo governo globale a quello “dei nostri antichi antenati, dopo il Diluvio, che pensavano di poter unire il cielo con la terra solo con le loro forze, costruendo la Torre di Babele”. C’è vita nella Chiesa!

Per Burke “al contrario, Dio ci incontra, e ordina le nostre vite per il bene, nella famiglia e nella patria”.

Ha poi spiegato che il rapporto con la patria “esige la pratica di quella parte della pietà che è chiamata patriottismo” aggiungendo che “l’amore per il proprio paese non è un peccato ma”, ha spiegato, “è incluso nel Quarto Comandamento”.

Il cardinale, che è stato uno dei 4 firmatari dei famosi Dubia anti-Bergoglio, citando san Tommaso d’Aquino, ha ricordato che “l’uomo è debitore, dopo Dio, principalmente dei suoi genitori e del suo paese. Perciò, proprio come appartiene alla religione rendere culto a Dio, così appartiene alla pietà rendere culto ai propri genitori e al proprio paese”.

Burke ha attinto anche alla famosa New Catholic Encyclopedia per illustrare come praticare il patriottismo “è una forma della carità con la quale viviamo pienamente la verità del nostro essere in relazione con Dio e con il resto della sua creazione”.

Il cardinale Burke, infatti, ha riflettuto sui molti governi che, non riconoscendo che la loro autorità proviene da Dio, introducono leggi contrarie alla legge morale, per esempio “riguardo al rispetto dovuto a tutta la vita umana, dal momento del concepimento fino al momento della morte naturale”, oppure tutte quelle leggi che attaccano “l’integrità della sessualità umana ordinata al matrimonio e alla famiglia” o quelle norme che contrastano il “libero esercizio della religione”.

Nel corso del suo intervento il cardinale ha sottolineato che “in molte società domina una cultura anti-vita, anti-famiglia e anti-religiosa in aperta ribellione al buon ordine con cui Dio ci ha creati” e ha profetizzato che “il cittadino cristiano che vuole soddisfare le richieste del patriottismo oggi rischia il martirio”, o quello bianco (il pubblico disprezzo, l’indifferenza, l’essere considerati ridicoli) o quello rosso (l’attacco fisico vero e proprio, la persecuzione, la morte).

Il cardinale ha ribadito che il Catechismo di San Giovanni Paolo II del 1992 parla dei doveri delle autorità civili, dei cittadini e persino degli immigrati nei loro nuovi paesi. Le autorità civili devono proteggere i diritti conferiti da Dio all’individuo, i cittadini devono pagare le tasse, votare e difendere il loro paese, e gli immigrati devono “rispettare con gratitudine il patrimonio materiale e spirituale del paese che li riceve, obbedire alle sue leggi e assumersi gli oneri civici”. Il cardinale ha poi sottolineato che le responsabilità verso la comunità internazionale “possono essere soddisfatte solo attraverso una vita sana in famiglia e in patria, riconoscendo e rispettando le distinte identità culturali e storiche”. Burke ha pure sollevato la questione della resistenza armata a un governo ingiusto, che è “ammissibile in determinate circostanze”.

L’ex prefetto della Segnatura apostolica ha poi risposto a una domanda sugli immigrati e il loro rispetto del patrimonio culturale e spirituale del paese che li accoglie. “I musulmani hanno detto che oggi sono in grado di realizzare ciò che non erano in grado di compiere in passato con gli armamenti, perché i cristiani non sono più pronti a difendere la loro fede, ciò in cui credono. Non sono più pronti a difendere la legge morale. I cristiani non si riproducono più. Sono entrati nella mentalità contraccettiva”. Alla domanda che chiedeva lumi sulla resistenza ad una immigrazione islamica su larga scala, Burke ha risposto che è un “esercizio responsabile del proprio patriottismo”. L’altro prelato, ricordando che l’insegnamento della Chiesa sull’immigrazione è relativa all’aiuto delle persone che “non sono assolutamente in grado di trovare un modo di vivere nel proprio paese”, e ai “veri rifugiati” (“che vanno ricevuti e aiutati in ogni modo”) ha invitato a resistere all’opportunismo di molti migranti economici, a contrastare le speranze islamiche di un dominio mondiale insite in questa religione, a osteggiare una immigrazione musulmana su larga scala, ad opporsi ai pericoli di creare delle enclave musulmane legali nei paesi che ospitato i migranti musulmani (“non devi essere uno scienziato missilistico per vedere cosa è successo, ad esempio, in Europa, in paesi come Francia e Germania e anche qui in Italia e che cosa sta accadendo anche negli Stati Uniti”, dove ha spiegato il cardinale gli immigrati musulmani “hanno creato il proprio ordine legale” e “resistono all’autorità legittima dello stato”). Il cardinale americano, invece, non ha voluto commentare l’ipotesi di un rifiuto di Papa Francesco relativo alla concessione di un’udienza al vice primo ministro italiano Matteo Salvini.

La “Settimana per la vita”, all’interno della quale è stato organizzato il Rome Life Forum 2019, arriva in un momento tumultuoso non solo nella Chiesa cattolica ma nel mondo. I movimenti populisti e nazionalisti si stanno sollevando per opporsi al multiculturalismo di stato e ad un nuovo ordine mondiale illiberale. E in queste spinte da parte di alcune autorità secolari sembrano coinvolti anche alcuni chierici della Chiesa Cattolica che spingono per un organismo sovranazionale da costituire per attuare, uniformemente in tutto il mondo, politiche legate al contrasto del “cambiamento climatico” e per far rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.




Un pensiero su “Il cardinal Burke esalta il patriottismo: “Dio è contro il governo unico mondiale””

  1. Il quarto dei Dieci Comandamenti infatti recita così: onora il padre e la madre. La Patria è un padre e allo stesso tempo una madre, che la maggior parte dei cittadini, purtroppo, plagiati dall’ideologia liberalprogressista affermatasi col Sessantotto, disonora con il loro individualismo e cosmopolitismo.

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