Meluzzi: “Mafia nigeriana sta conquistando militarmente l’Italia”

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«La mafia nigeriana è fuori controllo ed è profondamente radicata in Italia».

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Così Alessandro Meluzzi, nel corso della presentazione dell’altro giorno al Salone del Libro di Torino, di “Mafia Nigeriana – origini, rituali, crimini” (edito da Oglio).

Come sempre, non usa mezzi termini e chiama in causa il buonismo di Papa Bergoglio verso i migranti.

«La mafia nigeriana è molto potente ha una diffusione planetaria, gestisce il monopolio dello spaccio al minuto, delle droghe pesanti a partire dalla micidiale eroina gialla».

«Sta assumendo – continua Meluzzi – un controllo militare del territorio, anche attraverso attività snobbate da altre mafie come lo sfruttamento della prostituzione del mercato di organi-. Si è anche imposta come a Castelvolturno nel traffico dei rifiuti e nello sfruttamento del lavoro nero agricolo».

Si tratta di «una minaccia vera non solo per la convivenza civile e per l’ordine pubblico ma anche per la sicurezza nazionale perché quando si importano 100 mila persone in due anni, completamente fuori controllo, anonime e in grado di gestire business molto lucrosi, ci troviamo di fronte a una minaccia. assolutamente superiore alle capacità delle forze dell’ordine di controllarla».

«C’è il politically correct, trattandosi di africani connessi alle migrazioni illegali, perché c è il il buonismo dominante e Bergoglio. Si può vomitare sui calabresi per la ‘ndrangheta, e giustamente per quelli devianti, ma non si può parlare male degli africani».

Alla presentazione del libro a fianco di Meluzzi il candidato in Regione Piemonte per Fratelli d’Italia Maurizio Marrone. A sorpresa il filosofo Diego Fusaro è passato per un saluto.

Il PD in questi anni ha traghettato in Italia quasi 100mila nigeriani. E ora l’esercito della mafia nigeriana si sta prendendo le nostre città. Con Salvini, ne sono sbarcati ZERO.

Secondo voi la mafia nigeriana chi vuole che vinca le elezioni?

Che la mafia nigeriana stia occupando militarmente l’Italia grazie ai traghettamenti del Pd è cosa nota.

“Bande di immigrati si stanno appropriando di intere aree del territorio italiano e si stanno preparando alla guerriglia etnica in stile africano”

“Gruppi di migranti nigeriani che in un primo momento collaboravano con le mafie per lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico delle droghe, ora stanno organizzando bande paramilitari per controllare il territorio italiano”, così un articolo del “Times” del 29 giugno 2017, a cui si sono aggiunte pubblicazioni successive del “Guardian”. Parlavano di gang criminali nigeriane e centrafricane che operano in Italia, già soprannominate dall’intelligence britannica “I Vichinghi”:

“I membri sono soliti portare il machete come arma – riferiscono le fonti britanniche – hanno prima controllato il traffico di esseri umani, ed oggi usano il capoluogo siciliano come punto d’approdo e smistamento in Italia per centinaia di migliaia d’immigrati clandestini”.

Tutte ipotesi confermate da fatti di cronaca, ultimi la scoperta del traffico d’organi con fulcro Castel Volturno e lo smantellamento di una cellula della mafia nigeriana nel CARA di Mineo: profughi.

Secondo la stampa inglese il territorio italiano sarebbe ora a forte rischio di “tribalizzazione territoriale”, ovvero le bande di migranti potrebbero appropriarsi di aree e difenderle come usano fare nelle zone del centro Africa già attraversate da guerre civili e atavici conflitti tribali.

Non era una boutade. Innocent Oseghal, Desmond Lucky, Lucky Awelima e i loro fratelli hanno ora mostrato questa realtà al grande pubblico. Negli ultimi anni i nigeriani traghettati in Italia dalle ong sono stati almeno 40 mila. Loro compresi.

Un rapporto della DIA del 2016 faceva riferimento alla criminalità organizzata nigeriana come “la più pervasiva, formata da diverse cellule criminali indipendenti e con strutture operative differenziate ma interconnesse, dislocate in Italia e in altri Paesi europei ed extraeuropei”.

Nonostante questo, i precedenti governi abusivi hanno continuato, per anni, a piazzare i nigeriani in hotel invece di espellerli. Come richiesto anche dal loro presidente. Clandestini trattati da profughi. E questo ha rifornito la mafia nigeriana di migliaia di nuovi membri.

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Trattasi di gruppi vasti, ramificati, organizzati su un modello clanico e con un controllo fondato sulle intimidazioni, sulla minaccia della magia nera e sui sequestri di persona. Delle vere e proprie confraternite in quanto per farne parte bisogna sottoporsi a dei rituali di tipo tribale.

Un esempio è quello che riguarda le minacce nei confronti delle prostitute che non solo vengono picchiate, ma che vengono sottoposte a riti voodoo con lo scopo di avere totale controllo su di loro e in molti casi con minacce aggiuntive ai propri familiari rimasti in Nigeria.

Tra le confraternite più note vi sono la Black Axe, quella di cui pare facesse parte il clandestino di Fermo ucciso da un italiano per legittima difesa, i Black Cats e gli Eiye che in Nigeria si sono resi protagonisti di molti omicidi, intimidazioni e reati predatori. Questi gruppi sono presenti anche in Italia. Ce li ha portati il PD.

FERMO: EMMANUEL MEMBRO MAFIA NIGERIANA – FOTO

I principali traffici a cui si dedicano queste organizzazioni sono la prostituzione, l’immigrazione clandestina, la gestione della manodopera per la raccolta nei campi, il traffico di stupefacenti, le truffe telematiche e il racket dell’elemosina. Idoli di Bonino e Boldrini.

La prostituzione nigeriana è oramai presente da decenni sul territorio nazionale e ben noto è il ruolo delle cosiddette “maman”, ex prostitute che hanno fatto “carriera” e si occupano della gestione delle nuove arrivate, sia per quanto riguarda la logistica che la raccolta del ricavato da destinare alle organizzazioni. E l’80 per cento delle nuove leve è sbarcata negli ultimi anni:

ARCIVESCOVO NIGERIA: “80% PROFUGHE SONO PROSTITUTE”

Al di là della prostituzione, ci sono alcune attività che saltano particolarmente all’occhio come ad esempio il cosiddetto racket dell’elemosina, recentemente documentato con reportage video a Milano da Tullio Trapasso del Comitato Antiracket e Abusivismo.

Un recente approfondimento del quotidiano Vanguard, con sede a Lagos, fa riferimento a 170mila nigeriani detenuti all’estero, gran parte dei quali per reati legati alla droga, alla prostituzione e al traffico di esseri umani. A questi numeri si aggiungono più di 10mila donne risucchiate nell’inferno della prostituzione in Europa e in molti casi vendute dalle loro stesse famiglie.

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Rodolfo Ruperti, capo della polizia di Palermo, aveva dichiarato al Times che “la gang dei Vichinghi è sorta mentre la polizia sgominava l’organizzazione dell’Ascia Nera (struttura mafiosa nigeriana in Italia): quando elimini una gang, subito altre vengono a colmarne il vuoto”. Secondo le fonti britanniche si sarebbe ormai a cospetto di “organizzazioni molto gerarchiche, con capi presenti in ogni città”.

Il rischio secondo gli inglesi è che, messi alle strette (o progettando una supremazia sugli italiani) potrebbero anche armare i centri d’accoglienza, e coloro che vivono nei palazzi occupati, per fronteggiare le forze dell’ordine in eventuali focolai di guerriglia urbana: l’esempio dello sgombero nei pressi di Roma-Termini avrebbe potuto avere di queste conseguenze.

L’ulteriore restrizione dei flussi migratori verso la Gran Bretagna sarebbe stata operata dal governo di Londra dopo le relazioni dell’intelligence. Di più, il caso italiano sarebbe oggetto di studio e preoccupazione, al punto che Scotland Yard avrebbe consigliato maggiore controllo sui voli in entrata dall’Italia, e perquisizioni accurate sui vettori su rotaia e gomma che attraversano il canale. Dal canto loro i francesi hanno già in due occasioni fronteggiato gruppi paramilitari nelle banlieue parigine, ricorrendo all’esercito in supporto alla Gendarmerie.

Ma la politica italiana sarebbe quella di non allarmare la popolazione circa il rischio d’assalti da parte di gruppi “paramilitari extracomunitari”. Anche se bande sudamericane avrebbero già il controllo d’una decina di edifici a Milano e d’una zona non ben definita a Genova. Va rammentato che lungo l’Adriatico sarebbero già state segnalate bande di africani. Qualche funzionario di polizia ventila che ordini superiori avrebbero minimizzato il fenomeno, etichettandolo come ininfluente sotto il profilo dell’ordine pubblico. Evidentemente necessita attendere che si manifestino con i fatti, e cioè non basta qualche stupro o rapina per gridare al fenomeno diffuso.

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Occorre che bande paramilitari di migranti assalgano aziende agricole e piccoli centri rurali, che s’approprino arma alla mano di pezzi del Paese… allora forse lo Stato democraticamente sonnacchioso si desterà, forse proponendo di dialogare con gli eventuali nemici. Il Papa ci dirà di perdonare loro ogni peccato, ma soprattutto qualcuno ci rammenterà che prima di tutto sono rifugiati politici.

Grazie al fatto di avere importato una massa di sedicenti profughi con traghettamenti quotidiani dalla Libia, abbiamo rimpinguato le fila delle bande criminali nigeriane in particolare e africane in generale. Tanto che ora possiamo parlare di ‘bande paramilitari’ che iniziano a controllare il territorio e a creare enclave etniche che difendono con le armi. A quando la richiesta di indipendenza guidata da un imam di Boko Haram?

I criminali che erano al governo hanno creato le condizioni per una brutale guerra etnica. Se Salvini non prenderà un’iniziativa decisa, con espulsioni di massa e bonifica di intere aree ormai occupate, questa insanguinerà la penisola.

Già oggi, per evitare la guerriglia delle bande paramilitari che occupano intere palazzine e quartieri (noto il caso delle palazzine olimpiche di Torino), le cosiddette autorità pagano i ‘migranti’ per ‘stare buoni’ e regalano loro case. Minniti l’ha detto: trovare case prima di sgomberarli.

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Stiamo creando piccole Gaza sul nostro territorio ‘grazie’ al delirante e criminale progetto targato PD-Vaticano di ‘ripopolamento’ del territorio. Per ora smembrano ragazzine. Costringendo un ragazzo normale ad un’azione disperata.

La guerra è nelle nostre città: dobbiamo metterci in testa di combatterla.




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