Zingaretti nomina funzionaria a processo per truffa: incarico da 155mila euro

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Ma nessun magistrato ha mostrato interesse per questa bizzarra nomina

È a processo per truffa nei confronti della Regione Lazio, che nel processo è anche parte civile. Ma lo stesso il governatore Nicola Zingaretti l’ha nominata capo della Direzione regionale per lo Sviluppo economico, le attività produttive e Lazio Creativo. Una scelta che ha suscitato le critiche di opposizione e sindacati, ma che la Regione difende: «C’è la presunzione di innocenza».

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La dirigente in questione è Tiziana Petucci. Dal 22 gennaio ha assunto quell’incarico da 155mila euro l’anno ai quali va poi aggiunta l’indennità di risultato. La donna è a processo per una sanitopoli laziale, una truffa al sistema sanitario della Regione, quantificata in 163 milioni di euro, che ruota intorno alla casa di cura San Raffaele di Velletri. Con Petucci, che all’epoca dei fatti contestati era dirigente dell’Area sistemi di finanziamento, sono imputati anche Antonio e Giampaolo Angelucci e altre 13 persone tra dirigenti della casa di cura e funzionari della regione. L’accusa ha chiesto una condanna a 10 anni per ciascuno degli imputati, anche per la dirigente fresca di nuovo incarico chiamata a rispondere di falso ideologico e abuso d’ufficio. La sentenza – come ricorda l’edizione del Fatto Quotidiano, che riporta la vicenda – è attesa per il 26 giugno.

La Regione si appella alla presunzione di innocenza
Alla luce di questi elementi, non sorprende quindi che il “caso Petucci” abbia suscitato più di una perplessità. A sollevarla in consiglio regionale è stato il capogruppo della Lega, Orlando Tripodi, che ha presentato un’interrogazione urgente a Zingaretti in cui, ricordando il procedimento penale, chiedeva conto della nomina. «L’incarico è stato scelto su valutazioni dei curriculum, si sarebbe andati incontro a possibili richieste di risarcimento danni in caso di assoluzione», è stata la spiegazione della Regione, che, “interrogata” anche dal Fatto online, ha precisato che «i criteri oggettivi del bando hanno determinato come la dottoressa Petucci fosse la più titolata a occupare quel ruolo fra i dirigenti interni che hanno risposto». «La dirigente è una dipendente della Regione Lazio e finché non si conclude il processo esiste la presunzione d’innocenza. Se l’avessimo discriminata per questo, in caso di assoluzione avrebbe potuto rivalersi sull’Ente aprendo anche scenari di danno erariale», è stato sostenuto ancora.

«Nicola Zingaretti si scopre garantista e giustizialista a seconda della convenienza», è stato il commento della Lega, da Tripodi ai dirigenti locali Luisa Regimenti e Fabrizio Santori. Ma le critiche al governatore non arrivano solo dalla politica. «Ormai non si contano più i direttori apicali nominati da Zingaretti su cui pendono accuse in fase istruttoria o addirittura dibattimentale. Anche l’Anac ha censurato le scelte del presidente, che ormai fa come gli pare. La Regione ha la facoltà di legge di tenere i dirigenti imputati per reati così gravi al minimo sindacale, con incarichi che comunque sfiorano i 100mila euro l’anno», ha ricordato la segretaria del sindacato dei dirigenti, il Direr, Roberta Bernardeschi.




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