Il palazzo dell’elemosiniere: «Senza luce non potevamo celebrare il Ramadan»

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«Quando è andata via la luce, per noi musulmani era periodo di Ramadan ed è stato ancora più difficile», si lamenta Hussein, uno dei centinaia di occupanti del palazzo a cui l’elemosiniere di Bergoglio ha ridato la corrente: a spese vostre.

Del resto, era urgente, c’era da celebrare il Ramadan.

Sul divano blu del soggiorno si vedono ancora le macchie di cera: «Si è sporcato con le candele… Sei giorni senza luce durante il Ramadan per noi musulmani sono stati una prova molto dura».

Hussein Abou el Hoda, 19 anni, nato a Roma da genitori egiziani, è iscritto al primo anno di Ingegneria elettronica alla «Sapienza». Pagate tutto voi: casa, bollette e università.

Ma è solo uno dei tanti. Un Paese normale, rimpatrierebbe gli abusivi immigrati (o in Vaticano se li vogliono), e darebbe una casa popolare ai pochi italiani, invece che a 14 rom, come fa la Raggi.

Ma non siamo ancora un Paese normale, stiamo solo tornando ad esserlo.




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