L’italiano anti-profughi è stato rieducato: costretto dal giudice a leggere giornali di sinistra

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Si conclude con l’uscita dal ‘gulag’ la vicenda giudiziaria di un italiano che aveva osato protestare contro l’arrivo dei cosiddetti profughi:

A processo perché augurano la morte ai profughi su Facebook

Ce lo racconta con sovietica soddisfazione il giornale locale:

PORDENONE – Ha pagato il suo debito con la giustizia e la società; ha terminato il periodo di messa alla prova con esito positivo; ha lavorato in un centro per disabili gravi; non si è collegato a Facebook per sei mesi. E ancora ha letto articoli di giornale sul razzismo e ha aiutato un collega straniero in difficoltà, devolvendo più denaro di quanto previsto. Una “messa in prova” voluta dal giudice perchè aveva postato, insieme ad altri due, frasi razziste su Facebook. È dunque chiusa la vicenda processuale di Gabriele Marian, 56 anni di Concordia Sagittaria il quale, assieme ad altre tre persone (tutte residenti nello stesso comune veneto), si contestava la violazione della legge Mancino, con l’aggravante della discriminazione razziale contestata dalla Procura di Pordenone, per aver postato frasi razziste sul profilo Facebook “Sei di Portogruaro se…” nel luglio 2017.

Fa accapponare la pelle.

Un Paese in cui chi esprime un’opinione viene costretto alla rieducazione non è un Paese democratico. E’ qualcos’altro.




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