Parroco contro Elemosiniere Papa: “Migranti stiano a casa loro”

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Don Antonio Romano parroco di Chiusano San Domenico, piccolo comune in provincia di Avellino, i rischi sono troppi per lasciarsi andare a facili buonismi.

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“La nostra parrocchia – spiega don Antonio – ha fatto partire un efficace gemellaggio con un piccolo villaggio africano Rotundue. Stiamo lavorando per creare condizioni di dignitosa e possibile vivibilità per queste persone a casa loro. Salvarli dall’emergenza significa donargli una vita possibile”.

Don Antonio commenta anche il caso dell’elemosiniere del Papa che ha riattaccato la luce nel palazzo occupato abusivamente da immigrati (70 per cento) ed estremisti rossi.

E nel palazzo hanno sede anche una ventina di locali come ristoranti e discoteche esentasse.

Padre Antonio riflette: “un atto pericoloso, un precedente rischioso. L’elemosiniere ha destituito comunque la figura di un’altra istituzione”.

«La vera integrazione passa per l’accesso ad un lavoro – spiega -. Se non ci sono efficaci strumenti di accoglienza si rischia di innescare una guerra tra poveri. Molto spesso i clandestini rimpinguano le fila del lavoro nero, abbassando ulteriormente il costo del lavoro. Un rischio troppo alto che rafforza il precariato».

Fate subito quest’uomo Papa.

La pensa così anche lo storico Roberto De Mattei, presidente della Fondazione Lepanto e tra i firmatari della Correctio Filialis a Papa Francesco. Secondo De Mattei, sentito dall’Adnkronos quello di Krajewski rappresenta “un gesto simbolico molto più grave di quanto non si immagini”. La condanna è netta: “Così si incoraggia l’illegalità e il passo per arrivare a giustificare gli espropri proletari di triste memoria è davvero molto breve”. Secondo l’esponente del fronte cattolico tradizionalista il porporato avrebbe “canonizzato il principio per cui è lecito violare la legalità per fini di carattere etico-politico”.

“Tutto ciò – ragiona De Mattei – può portare a gravissime conseguenze: si può arrivare ad ammettere di rubare per sfamare la propria famiglia”. “Sono tesi da sinistra rivoluzionaria che abbiamo conosciuto negli anni di piombo e che portarono fino al terrorismo delle Brigate Rosse”, mette in guardia lo storico, che paragona Krajewski all’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano. Entrambi, spiega, “non hanno agito per interesse personale, ma resta la violazione delle leggi e delle regole, che tutti hanno il dovere di osservare in uno Stato di diritto, pena l’anarchia”.




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