Maggioranza italiani contro ‘corridoi umanitari’: vogliono un Salvini più duro

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Gli italiani vedono gli immigrati come una minaccia. E il loro atteggiamento è sempre più duro, non solo verso i clandestini, anche verso profughi da guerre o disastri naturali. Anche perché l’hanno capito: un ‘profugo’ è per sempre. Meglio aiutarli vicino a casa loro.

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L’idea di «accogliere tutti gli immigrati, anche perché l’Italia è un paese cattolico», è approvata da meno del 20% degli italiani. Erano quasi il 50 per cento diversi anni fa. E si è di converso fortemente accresciuta la quota di chi dice che «dobbiamo respingerli tutti» o, come sostiene la maggioranza relativa, che «dobbiamo accettare solo i profughi da guerre o eventi naturali e respingere tutti gli immigrati per motivi economici».

La linea dei porti chiusi di Matteo Salvini non è solo approvata dai cittadini, ma ‘superata’: un sondaggio dell’Istituto EumetraMR, ha rilevato che il 40% degli italiani pensano che «il Governo dovrebbe contrastare l’immigrazione in misura maggiore e più efficace».

Sul fronte opposto delle opinioni, il 29% degli intervistati nel sondaggio sostiene invece che «Il Governo dovrebbe ridurre le politiche di contrasto all’immigrazione» (lo dicono, com’è intuitivo, in particolare gli elettori del Pd), diminuendo cioè l’intensità della propria azione. Mentre il restante 23% (oltre al 9% di chi non sa o non vuole esprimere un’opinione al riguardo) assume una posizione di soddisfazione per la situazione attuale senza volerla cambiare granché, dato che sostiene che «l’azione del Governo nei confronti dell’immigrazione va bene così com’è ora».

Quindi il 60 per cento vuole i porti chiusi. E il 40 per cento del totale – la maggioranza relativa – li vuole sprangati. O meglio: vuole che gli immigrati smettano di arrivare come continuano ad arrivare oggi: corridoi umanitari e ricongiungimenti familiari.




Un pensiero su “Maggioranza italiani contro ‘corridoi umanitari’: vogliono un Salvini più duro”

  1. Questa è la conseguenza dell’immigrazionismo. Se davvero si fosse voluto aiutare quella gente si sarebbe dovuto proseguire con il sistema delle quote di ingresso concordate con i singoli Paesi (possibilmente in cambio di qualcosa, accordi commerciali favorevoli sulle materie prime ad esempio) mettendo bene in chiaro che la maggior parte deve fare ritorno entro 5 anni, lavoratori, profughi o studenti che fossero, ed espulsione garantita se appena fanno danni. Forse così poteva funzionare. Ma è chiaro ormai che il fine ultimo fosse destabilizzare l’Europa, ora è tempo di fare pulizia, è tempo di espellere (e non verso altri Paesi europei), altro che ricongiungimenti.

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