“Non fidatevi dei bianchi”, così i cadaveri del ’68 sognano la rivoluzione dei migranti

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“Diffidate dei bianchi” (in francese, Méfiez-vous des blancs), è il titolo dell’ultimo saggio del filosofo francese Alain Badiou. Noto esponente dell’estremismo radicale di sinistra.

L’82enne nato a Rabat, in Marocco, ai tempi del colonialismo, ha fatto parte di gruppi comunisti e maoisti come l’Ucfml e la Sinistra Proletaria. Ora, orfano della rivoluzione che non c’è mai stata, perché i popoli bianchi sognano ora una rivoluzione conservatrice, vuole importare nuova carne da cannone: dall’Africa.

L’ultimo saggio di Badiou è infatti un delirio di terzomondismo – “la nostra patria è il mondo” – e di razzismo anti-bianco.

Non è un caso che Badiou veda i “migranti”, come i nuovi proletari, elemento rivoluzionario imprescindibile. E’ ormai evidente di come i maitre a penser della sinistra stiano tentando di arruolare l’esercito di riserva per fare quella rivoluzione che non possono più fare.

“Dobbiamo agire per non tollerare più annegamenti e arresti e per motivi di origine o status. Ma oltre a questo, è necessario sapere che non esiste una politica contemporanea se non con coloro che, da noi, rappresentano il proletariato nomade universale”. Un “proletariato nomade universale” che l’autore definisce “il nuovo comunismo”.

L’ossessione di questi cadaveri del ’68 è sempre stata la destrutturazione sociale dell’Occidente. Oggi vogliono usare il ‘migrante’ per portarla a compimento. E’ o noi o loro: non ci sono alternative.




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