Oggi Marx voterebbe Salvini: immigrati sono l’esercito di riserva

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Oggi è il 201esimo anniversario della nascita del padre del comunismo, Karl Marx, nato il 5 maggio del 1818.

Nel 1847, venne incaricato, insieme a Engels, di elaborare il Manifesto del partito comunista, edito nel 1848. Nel 1866 Marx inizia il primo libro di quella che sarà la sua opera più influente, il Capitale. Il secondo ed il terzo volume appariranno postumi nel 1885 e nel 1894. Marx muore a Londra il 14 marzo 1883.

Ogni uomo va posto nell’epoca in cui ha vissuto. E Marx non fa eccezione. All’epoca, il comunismo – almeno quello inteso da Marx – fu una reazione allo sfruttamento ottocentesco che sradicava intere popolazione dalla terra per scaraventarle in quartieri malsani e in fabbriche infernali ad arricchire pochi baroni. Donne, vecchi e bambini venivano considerati alla stregua di macchinari usa e getta.

Vi ricorda qualcosa? Quei baroni di ieri, sono gli immigrazionisti di oggi.

Anche allora, come oggi, chi sfruttava preferiva importare manodopera sempre nuova invece di alzare i salari e migliorare le condizioni del lavoro. Rimandando, con questo, la nascita di una classe media che avrebbe accelerato il salto verso la ricchezza diffusa che l’Occidente ha visto solo nel dopoguerra. E che oggi sta lentamente finendo.

Sempre a causa degli stessi motivi: l’esercito di riserva. Che oggi è straniero.

Se Marx vivesse tra noi, sarebbe contro l’immigrazione. Vedrebbe, negli immigrati che sbarcano, la chiara identificazione di quello che lui definiva “l’esercito di riserva”. Solo i sindacati di oggi non lo comprendono, perché si sono venduti. E hanno venduto i lavoratori.

Non è un caso che condividano programmi e idee con le grandi multinazionali. Loro, gli sfruttatori, vedono gli individui solo come numero. E più lavoratori disponibili ci sono, meno devi pagarli.

Quella diseguaglianza denunciata da Marx è oggi generata ed esasperata dall’immigrazione e dalla globalizzazione, ‘grazie’ alla scomparsa delle frontiere. Tutti fenomeni che oggi i ‘comunisti fucsia’, invece di combatterli, portano avanti. Tutti fenomeni che rendono i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Il Capitale dovrebbe essere oggi il libro uno dei libri di riferimento dei populisti. Perché i comunisti non l’hanno capito. E l’hanno tradito.




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