Toga rossa allertava Lucano: segretario Magistratura Democratica

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Mimmo Lucano, sindaco sospeso di Riace, aveva un complice nei tribunali. Un magistrato in servizio alla Corte d’appello di Catanzaro, ripetutamente intercettato dalla Guardia di finanza mentre parla con l’ex sindaco o gli manda messaggi e mail su come uscire indenne dall’indagine in corso da parte della Procura di Locri, quella terminata l’11 aprile scorso con il rinvio a giudizio di Lucano e di altre ventisei persone per associazione a delinquere, truffa, corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il giudice, intercettato, insulta gli avversari di Lucano, e lo avverte: «Non parlare al telefono». Lo avvisa che può essere intercettato. Un genio.

Il giudice si chiama Emilio Sirianni, lui:

La Procura di Locri, dopo essersi imbattuta nelle sue intercettazioni, ha deciso di aprire un’inchiesta. Prima un fascicolo esplorativo, poi, di fronte alla mole di elementi che emergevano, iscrivendo Sirianni nel registro degli indagati per favoreggiamento. Al termine delle indagini preliminari, la Procura ha chiesto di archiviare l’indagine. Perché?

Ma attaccano: «Il contegno mantenuto – scrivono – è stato poco consono a una persona appartenente all’ordinamento giudiziario, la quale peraltro era consapevole di parlare con persona indagata»; e ricordano che «in svariate occasioni il dottor Sirianni ha allertato il Lucano a parlare di persona con lui evitando comunicazioni telefoniche».

«Nel corso dell’indagine – scrive il procuratore – sono emersi costanti rapporti tra il principale indagato, Lucano Domenico, e Sirianni Emilio, magistrato in servizio presso la Corte d’appello di Catanzaro». Dopo la prima informativa della Gdf sui rapporti tra i due, sono stati «delegati approfondimenti finalizzati a verificare se nel materiale in sequestro, in particolare negli strumenti informatici in uso al Lucano, vi fossero tracce ulteriori degli stretti rapporti con Sirianni».

Lo stesso magistrato sollecitava Lucano a cancellare le mail che si scambiava con lui. Come se sparissero cancellandole.

È Sirianni a indicare a Lucano come rispondere alla Prefettura di Reggio, che ha sollevato una serie di dubbi sulla gestione dei progetti di accoglienza. Il sindaco manda al giudice le carte che riceve, lui gli spiega come difendersi, prepara per lui le risposte da inviare al Prefetto, si occupa persino delle sue conferenze stampa «organizzando in favore dello stesso una base di consenso popolare per sostenere la sua azione nell’ambito dell’accoglienza.

«Dagli atti di indagine è emerso come anche nei casi in cui il Sirianni ha redatto controdeduzioni o note difensive in favore di Lucano, egli in alcun modo ha indicato o suggerito modalità che potessero ritenersi estranee alla versione difensiva o atte a inquinare lo scenario probatorio». Quanto agli epiteti «sicuramente sconvenienti» rivolti a personaggi pubblici, come il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri o il ministro dell’Interno, il giudice li ha rivolti in privato: quindi non c’è diffamazione. Di Gratteri, in particolare, il giudice Sirianni e Lucano si occupano nell’ottobre dello scorso anno, quando il procuratore di Catanzaro va in televisione e osa invitare a «leggere bene» le carte delle accuse all’ex sindaco: basta questo a scatenare i due. «Esemplificativo del ruolo di “consiliori” assunto eql Sirianni l’episodio in cui questi suggerisce a Lucano il tenore delle dichiarazioni da rendere alla stampa in occasione del commento esternato dal procuratore capo di Catanzaro in merito alla vicenda Riace. Sirianni dopo aver suggerito le risposte da dare alla stampa, raccomanda a Lucano di non far leggere a nessuno il contenuto della mail e di cancellarla».

Sirianni è segretario di Magistratura Democratica. Poi dicono che le toghe rosse non sono un’entità eversiva e hanno accusato Vox di averle ‘diffamate’: lo fate benissimo da soli.




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