Volontario pestato a sangue da 7 profughi, espulsi: “Mi dispiace per loro”

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«Durante l’aggressione, giovedì scorso, da parte di nove richienti asilo, avvenuta con sputi, calci, pugni, finché non mi hanno sollevato di peso e sbattuto fuori, ho avuto paura. Anche oggi (ieri, ndr) tremo, da quando alle 6 le forze dell’ordine sono venute, hanno detto ai sette nigeriani e ai due maliani di fare i bagagli e lasciare l’edificio. Ma mi è dispiaciuto vederli andare via: erano ragazzi, tra i 20 e i 26 anni, che avevo formato, cresciuto, curato». Poverini.

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Salvatore Polito, l’educatore della coop Azione Sociale di Caccamo (Pa), ieri sbrigava pratiche, mentre, fuori dal centro di accoglienza all’hotel Napoleon, una dozzina di agenti di polizia e carabinieri con le camionette, presidiavano la zona.

«C’erano già stati alcuni episodi, ma per quieto vivere li avevo sempre coperti – afferma Polito –. Il problema è che questi ragazzi vanno a raccontare le loro storie davanti alle commissioni, ma poi i dinieghi della richiesta di asilo arrivano via pec ed il compito gravoso di dargliene comunicazione spetta a me. È per questo che il 18 aprile, attorno all’ora di pranzo, sono stato aggredito: ho comunicato a due dei 57 ospiti il respingimento della richiesta e loro mi hanno ritenuto responsabile».

«Poi però c’era stato un chiarimento, gli animi si erano calmati, i ragazzi sono rimasti lì. Stamattina siamo rimasti tutti sorpresi dalla decisione del Prefetto».

Roba da matti. L’hanno preso a sputi e pestato in sette, scaraventandolo fuori di peso, e lui è ‘sorpreso’ dalla decisione. Irrecuperabili.

Marcella Cardona, infatti, ha revocato ai nove richiedenti asilo le misure di accoglienza: niente più soggiorno, pasti, pocket money, ora sono in mezzo ad una strada. Purtroppo non sono a casa loro, e questo è il problema. Certo, se ne andranno in Francia e Germania come altre migliaia di loro, ma dovrebbero andarsene in Africa.

«Sono deluso – conclude l’educatore –. Dal 2016 con gli ospiti del centro era nato un rapporto di amicizia: i ragazzi si erano integrati. Quasi tutti giocavano a pallone, tra loro o con persone della parrocchia. Al mattino andavano a studiare al Cpia di Lodi, qualcuno aveva trovato un lavoretto, comunque erano tutti abbastanza integrati».

«Noi, da tempo, avevamo rimarcato la situazione di insicurezza legata al Napoleon – racconta un’altra storia l’assessore regionale Pietro Foroni –. Purtroppo i fatti ci hanno dato ragione. Complimento al Prefetto per i provvedimenti assunti».

E fanculo a chi si fa pestare e poi è ‘dispiaciuto’.




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