25 Aprile, nulla da festeggiare: non c’è stata Liberazione

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E’ stupefacente che un paese governato per anni da un manipolo di non-eletti imposto all’Italia da oscure élites finanziarie, “festeggi” un giorno che, alcuni ma non tutti, considerano di “liberazione” dalla dittatura.

Forse non viviamo in un’epoca a-democratica? Forse è “dittatura”, solo quando il capo del governo si affaccia da un balcone indossando una divisa e non, quando la mezza figura d’un mediocre politicante deruba il popolo della propria identità, traghettando famelici clandestini nelle sue strade, nelle sue case?

Come accaduto in tutti questi anni prima di Salvini?

Oggi, come ogni anno, si trascinerà la solita pantomima dei “liberatori” in doppiopetto gracchianti parole insulse e vuote. Come ogni anno, marceranno i “partigiani” che partigiani non sono mai stati, a meno di precoci, e improbabili, guerriglieri “novenni”.

Come ogni anno, le inutili parole di quel privilegiato che vive sul colle più alto di Roma, attraverseranno l’etere per perdersi e non essere, da nessuno, ricordate.

I nuovi schiavi, senza tema di ridicolo, celebreranno la festa della liberazione, in cattività. Schiavi delle banche, schiavi dell’euro, schiavi di poteri che neanche comprendono.

Festeggiano, quando invece, ora, è tempo di combattere. Non di celebrare vuoti riti. Combattere, come avrebbero combattuto quei partigiani e quei fascisti che, in entrambi i casi, erano convinti di farlo per il bene dell’Italia.

Il 25 Aprile non è mai stata una festa, non si festeggia quando fratelli combattono i fratelli.

E il 25 Aprile non è mai stata una festa anche perché siamo usciti da una gabbia per entrare in una gabbia più grande e sfavillante, ma pur sempre una gabbia: quella “americana”. E dopo quasi un secolo, le basi dei “liberatori” sono ancora qui.

E se qualcosa dobbiamo celebrare, quest’anno, è la liberazione dai barconi. Oggi, l’anno scorso, sbarcavano mille clandestini vomitati in Italia da navi straniere:

Liberazione: nave tedesca scarica 403 clandestini a Catania

Nave portoghese scarica clandestini a Messina: sbarcati 500

Come tutti gli anni precedenti.

Ecco, se qualcosa dobbiamo festeggiare, è la fine dell’invasione via mare. Che forse è l’inizio di una vera liberazione.




Un pensiero su “25 Aprile, nulla da festeggiare: non c’è stata Liberazione”

  1. Immancabili come il ciclo femminile si susseguono le ricorrenze sociali o clericali in cui personaggi impettiti o benedicenti emettono la solita aria fritta, che il popolo, compattamente partecipe (??), si deve sorbire pur se da un orecchio gli entra e dall’altro.gli esce.
    Un dubbio: non farebbero prima a risparmiare il fiato, riutilizzando in playback una qualunque delle litanie precedenti?

    P.S. Circola voce che il coro “Ma andate a …!” si stia levando sempre più alto e possente.

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