Armati di machete a caccia di italiani: la gang degli immigrati

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Per il giudice che ne ha disposto l’arresto si comportavano con “estrema brutalità”: quando poi erano tutti insieme inscenavano una “preoccupante esibizione di forza di gruppo”, che si è tradotta nei vari episodi in botte e minacce, anche di morte, rapine e ferite da arma da taglio.

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Sono stati tutti individuati, e arrestati: si tratta di cinque giovani stranieri, quattro indiani e un pakistano, di età compresa tra i 20 e i 24 anni, già trasferiti in carcere a Canton Mombello accusati a vario titolo di rapina aggravata, minacce, porto abusivo di armi, false attestazioni. Uno di loro è stato beccato mentre cercava di fuggire alla giustizia, a bordo di un pullman diretto a Genova.

Queste sono le seconde generazioni a cui stiamo regalando la nostra cittadinanza.

Non più molto baby, ma davvero “gang”. E’ questa la definizione del gruppo di giovani rapinatori a cui in particolare vengono contestati due episodi di violenza alla “Arancia meccanica”, lo scorso anno a Brescia. Il primo il 15 aprile del 2018, per cui erano intervenuti i Carabinieri, il secondo alla metà di luglio, con l’intervento della Polizia di Stato. Le indagini congiunte di polizia e carabinieri, coordinate dalla Procura, hanno permesso in pochi mesi di individuare, rintracciare e arrestare i componenti della banda.

Il primo episodio: rapinato con il machete – In pieno centro storico, 15 aprile 2018. Un ragazzo di origini indiane, da solo, viene avvicinato e minacciato dai primi due componenti della banda: gli intimano di consegnar loro il portafoglio, pena conseguenze ben peggiori. Lui riesce a divincolarsi, e prova a scappare: gli altri tre lo accerchiano e lo bloccano. In quel momento, in balia dei rapinatori, verrà colpito più volte, anche un coltello simile a un machete, e derubato di tutti i suoi averi. Verrà ricoverato alla Clinica Sant’Anna, vittima di multiple ferite da taglio e ferite lacerocontuse al cranio, dove sarebbe stato colpito anche con un bastone.

Passano pochi mesi e la scena purtroppo si ripete. Questa volta è il 14 luglio, al Parco dei Poeti al Villaggio Badia: le vittime sono tre ragazzi bresciani, che verranno derubati dei loro zaini. Viene preso di mira un primo giovane, accerchiato e minacciato con una bottiglia di vetro rotta. Gli amici cercano di reagire, provano a chiamare aiuto ma vengono fermati in tempo: tra botte, spintoni e minacce tutti e tre vengono rapinati.

Sul posto arriverà la Polizia di Stato, che riuscirà in tempi brevi a identificare almeno tre componenti del gruppo, anche se uno di loro proverà a fornire false generalità. Quel giorno verranno poi rilasciati, in attesa degli accertamenti sulle loro responsabilità. Usciti dalla Questura riconosceranno un ragazzo amico dei tre appena rapinati: lo seguiranno quasi fino a casa per minacciarlo di morte, “Non devi parlare o sei morto”.

Meno di un anno dopo, la storia è finita: i cinque rapinatori sono stati tutti arrestati. Solo pochi giorni fa il Gip ha concordato la sussistenza delle esigenze cautelari, e ha emesso i provvedimenti limitativi della libertà personale nei confronti dei cinque sospettati. Martedì mattina, all’alba, sono stati presi e trasferiti in carcere, a Canton Mombello.

Bloccare i ricongiungimenti familiari. O cose come questa diverranno la normalità. Tragica.




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