Cassazione: “Italia deve accogliere i migranti gay”

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La Cassazione arriva con un’altra sentenza bizzarra, al limite dell’eversivo, che rischia di scatenare un assalto all’Italia. Le toghe rosse, o in questo caso arcobaleno, aprono sempre una nuova falla nel nostro sistema di sicurezza: proteggono i diritti di tutti, tranne quelli degli italiani.

Prima di negare lo status di rifugiati ai migranti che dichiarano di essere omosessuali e di rischiare la vita se rimpatriati a causa del loro orientamento sessuale, si deve accertare se nei Paesi d’origine non solo non ci siano leggi discriminatorie ma anche verificare che le autorità del luogo apprestino “adeguata tutela” per i gay, ad esempio se colpiti da “persecuzioni” di tipo familiare. Lo sottolinea la Cassazione che ha accolto il ricorso di un cittadino gay della Costa d’Avorio, minacciato dai parenti, al quale a Catanzaro era stato negato il diritto a rimanere in Italia.

Roba da matti. “Sono gay e mio padre non mi vuole”, i le toghe rosse aprono il culo, pardon, le porte dell’Italia.

Quindi, secondo la Cassazione, l’Africa non è abbastanza grande per fuggire alle presunte minacce dei genitori. Questa sentenza è peggio di quella sui jeans.

Ma poi, chi ci dice che è gay? Invece di essere loro a dovere dimostrare, siamo noi a doverlo fare.

L’immigrato, sposato con figli, dice di essere gay e di essere stato minacciato per avere avuto un fantomatico rapporto omosessuale con qualcuno che, dice sempre lui, sarebbe poi morto in circostanze ‘strane’. E, sempre secondo il racconto dell’aspirante gay, a farlo fuori sarebbe stato suo padre.

La magistratura rossa è eversiva. E’ tempo di togliere ai magistrati la gestione dei ricorsi degli immigrati.

Questi stanno mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini per le loro paturnie mentali sui cosiddetti ‘diritti’: sempre quelli degli altri, mai i nostri. Noi non abbiamo diritto di vivere tranquilli e senza immigrati molesti a casa nostra?




5 pensieri su “Cassazione: “Italia deve accogliere i migranti gay””

  1. Quando cadde il muro di Berlino ed avevo 20 anni, un signore di provata fede fascista mi ammoniva sul fatto che il comunismo aveva fatto più danni da noi che in Russia e nell’Europa dell’est, dove pure la gente faceva la fame. Quanto aveva ragione.

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