Ammiraglio: “Ong fanno la cresta sui profughi, traffico è coordinato da un prete africano”

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«Sulle Ong ho forti dubbi», spiegava così, tempo fa, al Giornale, un ammiraglio in prima linea sul fronte dell’immigrazione clandestina dalla Libia.

Poi fece un’analisi di una delle ong, quella da cui tutto era partito e che pochi mesi dopo si sarebbe tolta di torno, forse timorosa di nuove inchieste: «Il bilancio della Moas (quella dell’ereditiera maltese) è gonfiato. Avevano riportato il costo di un milione di euro al mese per un drone ad ala rotante quando a noi della Marina militare un elicottero costava la metà – spiega l’alto ufficiale che ha concluso il servizio da poco – I loro migliaia di sostenitori saranno pure in buona fede, ma secondo me l’operazione è diventata un business. E c’è chi spera che il flusso dei migranti non si fermi».

All’inizio dell’ondata dei barconi verso l’Italia la Moas aveva assoldato Martin Xuereb, ex capo di stato maggiore maltese, che presentò l’Ong anche alla Difesa a Roma. «E sono stati contattati pure alti ufficiali di Marina italiani in pensione per collaborare» rivelava l’ammiraglio.

«Gli scafisti chiamano con il satellitare Thuraya il centro di Roma della Capitaneria di porto, che poi controlla quali sono le navi nell’area – spiega l’ex alto ufficiale – Se la più vicina è delle Ong la allertano per il soccorso».

I trafficanti di uomini non solo mandano i barconi verso la flottiglia buonista, ma talvolta li fanno salire a bordo a forza. «Con la Marina non osano perché siamo armati. Le navi delle Ong no – spiega la fonte del Giornale – I trafficanti arrivano sotto bordo e fanno salire i migranti. E poi si portano via i barconi vuoti per riutilizzarli».

«Abbiamo sempre avuto sospetti che pure gente con l’abito talare non si prodigasse così tanto solo per missione caritatevole – racconta l’ammiraglio non più in servizio attivo – Ci chiamavano segnalando l’arrivo dei barconi sottolineando che stavano registrando la telefonata. Una specie di ricatto. Penso che per certi personaggi salvare i migranti sia diventata una professione».

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Il riferimento riguarda casi emblematici come quello di padre Mussie Zerai, il trafficante di droga che si crede Mosè. A tal punto che ha intitolato il suo libro uscito in gennaio Padre Mosè – Nel viaggio della disperazione il suo numero di telefono è l’ultima speranza. Don Zerai si vanta di aiutare i migranti ad arrivare in Italia da 15 anni. Però, recentemente, è stato trasferito da Roma nella parrocchia svizzera di Friburgo. Eritreo, di origine, è diventato sacerdote nel 2010. Grazie alla sua onlus Habeshia ha fondato Watch the Med, portale telefonico europeo attivo via web per aiutare chi vuole arrivare da noi sui barconi. Guarda caso il portale è nato grazie alla campagna internazionale Boat4people, che ha come aderenti l’Arci, l’associazione della sinistra italiana.

Poi evolutosi in Alarm Phone.

Non spacciatore, trafficante: perché 2 chili di droga – hashish – sono roba pesante. E sono solo quelli per i quali è stato individuato. Tra l’altro, Zerai, venne anche espulso: ma solo sulla carta.

Due documenti in possesso della Verità raccontano che padre Mussie Zerai, molto attivo nell'aiutare gli immigrati a…

Posted by La Verità on Monday, September 17, 2018

Ci si chiede quali interessi, oltre una improvvisa vocazione, possano spingere un ‘ex’ trafficante di droga a prendere l’abito talare e sfruttarlo per importare più clandestini possibile in Italia.

Se fossimo un’organizzazione criminale che vuole esportare spacciatori in Italia, sarebbe la scelta giusta.

La stessa domanda che ci si pone per i suo colleghi – nel senso di religiosi – di Avvenire. Tanto impegnati nel far riprendere gli sbarchi dalla Libia.

Non vuoi che il tuo satellitare da scafista venga intercettato dalle autorità? Chiama Alarm Phone, loro chiameranno per te

Alarm Phone nasce, come una scatola cinese, nell’ottobre 2014. Alarm Phone è un call center per i migranti organizzato da una coalizione di attivisti internazionali che da Tunisi a Chicago, da Tangeri e Melilla a Palermo, Berlino, Strasburgo, Barcellona, Bruxelles, Vienna, Zurigo, Amsterdam e Londra puntano lo sguardo direttamente sul Mar Mediterraneo. La coalizione vanta collaborazioni come WatchTheMed, Boats4People, Benvenuti in Europa, Africa Europe Interact, Borderline-Europe, No Borders Marocco, FFM e Voix des migrants.

Don Mussie Zerai, per anni è stato il referente numero uno dei clandestini e indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli scafisti avevano tutti il suo numero.

Poi ha deciso di ampliare la rete. Così è partita Alarm Phone con la partecipazione di 60 attivisti che nell’arco di un solo anno sono diventati 120. oggi sono centinaia.

Molti di loro provengono dall’esperienza della campagna “Boats4people” del 2012. Sul loro sito c’è scritto: “Boats 4 People è una coalizione internazionale di organizzazioni della regione Mediterranea, dell’Africa e dell’Europa. È stata creata per impedire altre morti alle frontiere marittime e per difendere i diritti dei migranti in mare. Rivendica la libertà di movimento per tutti.”

Sul sito ci sono tutte le istruzioni su come viaggiare sui barconi e arrivare in Europa e i corrispettivi link di dove andare e cosa fare. Ma non sono gli unici.

W2EU (Welcome to Europe) è un’organizzazione che ha distribuito gratuitamente in Turchia una guida di 76 pagine scritta in arabo che contiene i numeri telefonici delle organizzazioni che aiutano i migranti come la Croce Rossa e l’UNHCR. I numeri telefonici offrono un servizio di assistenza 24h su 24. In caso di problemi in mare risponde un volontario che a sua volta chiama la guardia costiera greca affinché vada a salvarli. Così come Don Mussie Zeray risponde al telefono stando in Svizzera, una certa Sonia parlando in arabo lavora dall’Austria. L’organizzazione è composta da un centinaio di persone con sede in Europa e nel Nord Africa.

L’appellativo “angelo dei profughi” Don Mussie Zeray lo condivide con la marocchina Nawal Soufi che in poco tempo ha fatto soccorrere ventimila persone in mare. Anche il suo cellulare non smette mai di squillare. Nawal è anche conosciuta tra i migranti siriani come Lady SOS: “Una volta stabilito il contatto chi è in mare mi dà le coordinate via GPS della sua posizione, in modo tale che io possa comunicarlo alla guardia costiera”.

Anche gli attivisti in Marocco di Alarm Phone, intervistati sul proprio lavoro, suggeriscono alla loro organizzazione di usare volantini da distribuire in Africa per far conoscere meglio il loro numero verde. Il passaparola funziona meglio se trovi anche una radio locale che ne favorisca la diffusione. “Lavoriamo anche con vari progetti in Marocco e in Africa occidentale e con associazioni come: Radio Mboa, AMDH, Conseil des Migrants, Centre Culturel Africain and Chabaka (…) Tramite NoBordersMorocco, con un collettivo di attivisti sub-sahariani ed europei, abbiamo stabilito una fitta rete di persone che vivono nei vari sottoboschi e rotte della migrazione.” Così è scritto sul loro resoconto annuale.

Alarm Phone, il call center di don Zerai che gestisce il traffico di clandestini

Alarm Phone collabora con diverse imbarcazioni private e/o di organizzazioni umanitarie e ONG che hanno iniziato ad operare nel Mediterraneo centrale a maggio del 2015: Phoenix di MOAS (iniziato il 02/05/2015) e MSF (iniziato il 09/05/2015). Oggi collabora con i catalani di OpenArms e i tedeschi di SeaWatch e SeaEye.

Ma se fossimo meno creduloni, potremmo dire che Alarm Phone nasce dall’esigenza degli scafisti di essere schermati nei contatti con le autorità. Pensate di essere uno scafista e di dovere segnalare alla Guardia Costiera italiana la posizione del vostro barcone, fingendo di essere un povero clandestino. Devi usare il tuo telefono satellitare. Questo comporta il problema di essere, poi, rintracciato attraverso il sistema di sorveglianza satellitare, rischiando di compromettere una rete di partenze molto lucrosa.

Nasceva quindi il bisogno di creare una struttura che facesse da schermo tra gli scafisti e le autorità: nasce, casualmente, Alarm Phone. Dal 2015 nasce così Alarm Phone, dall’esperienza del prete eritreo Zerai, che fino ad allora aveva ‘privatamente’ tenuto i contatti – facendo da intermediario – soprattutto tra i barconi carichi di eritrei e le autorità.

Non ci sarebbe altro motivo: perché i barconi non chiamano direttamente la Guardia Costiera maltese o italiana, preferendo invece chiamare Alarm Phone che poi contatta per loro i ‘soccorsi’? Per non essere individuati.

Sarebbe quindi interessante scoprire chi finanzia questa imponente struttura di servizio all’invasione.

Quanto a don Zerai, da Vox denunciato già nel 2013, se è vero che ora gestisce il traffico telefonico da fuori Italia, è vero che per anni lo ha fatto direttamente dal Vaticano. Prima che, poco dopo la partenza dell’inchiesta, lo spedissero stranamente a Friburgo.

Alla fine se ne sono accorti anche i magistrati. La procura di Trapani lo ha indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma è complicato raccogliere prove e distinguere chi segnala ‘casualmente’ barconi in difficoltà da chi direttamente gestisce il traffico:

INDAGATO IL PRETE TELEFONISTA DELLA BOLDRINI: “TRAFFICO UMANITARIO”

Ma don Zerai era noto già da anni alla giustizia italiana. Prima di farsi prete – qualcuno direbbe che ha riparato dietro la tonaca – era finito in carcere a Roma: “condannato a due anni di reclusione”, con rito abbreviato e quindi sconto di pena, per concorso in detenzione ai fini di spaccio di droga.

Non robetta: 2,2 chilogrammi di hasish. Valore attuale circa 50mila euro.

Ora, al di là di don Zerai, che sicuramente si è redento. Mettiamo che voi siate una organizzazione internazionale africana dedita allo spaccio: il vostro obiettivo è portare più spacciatori possibili in Europa per fare concorrenza alle altre mafie africane. Per farlo, potreste decidere di piazzare un vostro uomo dove è intoccabile e camuffare il traffico come ‘accoglienza’.

In sintesi: c’è un servizio che permette a clandestini e scafisti di segnalare in modo anonimo la propria posizione che poi verrà girata alle autorità – prima quelle italiane, ma dopo Salvini tocca ai libici e questo ha in parte rovinato il gioco – che si fiondano sul posto.

Per aggirare i libici, ora le segnalazioni vengono passate ai trafficanti umanitari delle Ong.

A guidare questa organizzazione, c’è un trafficante di droga che per sfuggire alla giustizia italiana si è fatto prete.

Se pensate che tutto questo sia normale, allora non lo siete voi.

Secondo noi, invece, tutto questo è parte di una grande organizzazione criminale. La mafia nigeriana? Forse. Di certo è l’entità che più ha guadagnato – numericamente visti gli 80mila soldati traghettati in questi anni dalle ong – dal traffico umanitario.

E’ su questa organizzazione che tutti i media basano le informazioni su barconi dispersi che poi spacciano ai poveri utenti.

Sapete perché i ‘barconi’ chiamano Alarm Phone che poi contatta le autorità nazionali, invece della guardia costiera maltese, tunisina, libica o italiana? Perché, altrimenti, sarebbe noto che tutte le chiamate partono dallo stesso telefono satellitare. Alarm Phone è uno schermo utilizzato ( e forse realizzato) dagli scafisti per creare false emergenze senza essere scoperti.

Vox lo aveva scritto nel 2013:

Dietro l’ondata di clandestini? Un prete in Vaticano




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