Si toglie il velo: «Le mie sorelle vogliono bruciarmi»

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Ha rinunciato alla fede islamica e si è convertita al Cristianesimo. Non porta più il velo e si veste da occidentale. Dopo un profondo percorso di conversione, come ha ribadito a 53 anni una marocchina giunta pochi giorni fa in tribunale a Reggio.

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È stata sentita perché vittima di minacce ricevute dalle sorelle, accusate di averla perseguitata dal giorno in cui ha annunciato che si sarebbe convertita per diventare cristiana. Un’onta che la famiglia avrebbe lavato con minacce terribili, cercando di passare – secondo quanto riportato in udienza – dalle parole ai fatti tramite un incendio, che nell’agosto del 2017 aveva distrutto la tenda nella quale viveva dopo essere rimasta senza un tetto sopra la testa.

«Sei morta» e «ti facciamo bruciare»
sono le frasi rivolte alla 53enne che era giunta una decina di anni fa a Reggio Emilia dal Marocco, e inserite nella denuncia relativa a reati avvenuti principalmente nel febbraio del 2016 a Reggio.

Le minacce di morte e quelle di darle fuoco. Le racconta la vittima stessa, in un verbale. Sempre nella denuncia la donna parla anche di telefonate ricevute a ripetizione dal cellulare di una delle due sorelle – unica imputata nel processo – con una cadenza di almeno tre volte al giorno, con le quali veniva insultata e apostrofata come «barbona» e «drogata».

Dopo i riscontri sui tabulati le indagini vengono chiuse e viene disposto il rinvio a giudizio per la sorella maggiore della vittima, con la quale si è poi incrociata in udienza davanti al giudice Silvia Semprini. La deposizione della vittima riporta anche il caso limite, quello dell’incendio della tenda nell’agosto del 2017 in via Ampere, dove intervennero i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. «È stata mia sorella con un accendino» racconta al giudice. Mentre l’imputata, difesa dall’avvocato Vainer Burani, smentisce i fatti.




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