Reddito di Cittadinanza all’immigrato: “Troppo poco, che ci faccio?”

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Appena ha ricevuto la tessera era molto contento, racconta che è andato alle poste per pagare una bolletta e «mi hanno chiesto quale era il mio nome e se avevo chiesto il reddito di cittadinanza. Certo che sì. Ho risposto, ho una pensione di 500 euro e ho chiesto l’integrazione».

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Alale Dahir ha 67 anni e apre la busta negli uffici dell’Inca Cgil, ha poca dimestichezza con tessere e pin ed è nella sede del sindacato per capire come usare la tessera e quanto c’è su quella tessera. La sorpresa quando ha letto il totale che integrerà la sua pensione: “Solo 40 euro, non li voto più”.

Ma Alale Dahir, somalo, che vive a Torino dal 1987, non è soddisfatto: «Con quei soldi non pago neanche una bolletta». Voleva di più. Secondo noi anche troppo. Si chiama ‘reddito di cittadinanza’ e ‘pensione di cittadinanza’, e la danno ai somali perché siamo nella Ue. O perché, nel frattempo, sono diventati ‘italiani’.

Alale vive anche in una casa popolare. Non dovevano pagarci le pensioni?

Questo è il problema delle iniziative di welfare state quando sei invaso: rischi di finanziare l’invasione. Non ci sono dati ancora precisi, e gli emendamenti leghisti hanno ridotto al minimo l’assegnazione ad immigrati. Ma urge una completa revisione a livello costituzionale: prima gli italiani deve essere il primo articolo. E anche lo ius sanguinis va inserito nella Costituzione.




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