Siri, indagato per qualcosa che non ha fatto

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“Dico agli amici Cinque Stelle: avete
difeso la Raggi per due anni quando era
sotto inchiesta, quindi cortesemente…
due pesi e due misure quando c’è di
mezzo la vita delle persone non mi
piacciono”.Così il leader della Lega
Salvini al leader del M5S Di Maio che
ha chiesto dimissioni di Siri indagato.

“Siri non si deve dimettere.C’è solo
un’iscrizione nel registro degli inda-
gati e solo se sarà poi condannato do-
vrà mettersi da parte. Mai chiesto di-
missioni di Raggi e altri M5S indagati”
“Assurdo che Siri lo abbia letto sui
giornali.Lo conosco,lo stimo e non ho
alcun dubbio. Peraltro stiamo parlando
di qualcosa neanche finito nel Def”.

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Armando Siri è il primo essere vivente indagato per avere preso una tangente in cambio di un favore mai fatto. Comico.

Il sottosegretario leghista è finito indagato con l’accusa di corruzione per una presunta tangente da 30mila euro che avrebbe intascato per favorire il “re dell’eolico” Vito Nicastri. Peccato che il favore non sia mai stato fatto. Quindi tutto si basa su qualcuno che, intercettato, per darsi importanza con l’interlocutore, assicurava di avere pagato Siri per fare una cosa: cosa che poi non ha fatto!

Il che mette tutti noi in balìa del primo millantatore che si sveglia e dice sciocchezze al telefono.

Intanto il ministro dei Trasporti Toninelli ha immediatamente disposto il ritiro delle deleghe “in attesa di chiarezza”: “Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza”, spiegano dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, “Una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela”.

I grillini, quando si tratta di altri, sono lesti a chiedere le dimissioni. Ma Siri ha incassato la piena fiducia di Matteo Salvini: “Lo conosco come persona pulita, specchiata, integra, onesta”, ha ribadito il leader della Lega, “Quindi, mi auguro che le indagini siano veloci per accertare se altri abbiano sbagliato”. Il vicepremier e ministro dell’Interno, tra l’altro, ricorda come la presunta mazzetta servisse – nell’ipotesi dei pm – a spingere una norma mai inserita nel Def.

Insomma: perché qualcuno incasserebbe una tangente per qualcosa che non ha mai fatto?

Per carità, che indaghino fino in fondo. E ritirare le deleghe può essere un gesto che tutela il governo, ma l’idea che qualcuno debba dimettersi perché un magistrato lo indaga è folle. Soprattutto per un caso fumoso come questo.

In questo modo la magistratura assumerebbe un potere politico che, assolutamente, non deve avere.

I condannati sono una cosa, gli indagati un’altra. A meno che l’indagine non sia talmente chiara da rendere la condanna inevitabile.

Quest’indagine sembra tanto un agguato politico:




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