Sindache di sinistra stanno con gli spacciatori: “No direttiva Salvini”

Condividi!

VERIFICA LA NOTIZIA
Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando annuncia il ricorso al Tar contro la direttiva di Salvini anti degrado urbano. “Qualora il prefetto di Palermo dovesse adeguarsi alla direttiva di Salvini sulle zone rosse adirò il tribunale amministrativo”.

Ricordiamo che, tra le altre cose, la direttiva impedisce agli spacciatori di stazionare nelle loro abituali zone di spaccio:

Salvini ‘commissaria’ i sindaci PD: direttiva contro il degrado

In pratica, Orlando e altre sindache di sinistra si schierano con gli spacciatori. Il che non sorprende. Peccato – per gli spacciatori – che non sia lui il ministro della Pubblica Sicurezza.

“Non c’è alcuna prevaricazione di chicchessia”. All’indomani dello scontro sul piano anti degrado, i prefetti si schierano contro i sindaci (di sinistra) che ieri e oggi hanno polemizzato con Matteo Salvini.

“I prefetti aiutano – commenta il vice premier leghista c’è qualche sindaco di sinistra che fa polemica a prescindere su tutto, su qualunque decreto faccia il ministro dell’Interno”.

“Guardo con poco interesse all’ennesimo decreto del ministero dell’Interno”, ha commentato il primo cittadino di Milano, Beppe Sala. “Nel merito, mi sembra essere tra l’inutile e l’autolesionista – ha continuato – quello che mi incuriosisce è capire se l’arroganza salviniana avrà o meno un limite”. Del resto Milano non ha problemi di degrado e spaccio, quindi Sala ha ragione a snobbare la direttiva.

Leoluca Orlando Cascio, come detto, è pronto a rivolgersi al Tar per far sospendere e annullare il provvedimento, qualora la Prefettura di Palermo dovesse adeguarsi alla direttiva sulle “zone rosse”. Altrettanto la grillina Virginia Raggi. “È solo un foglio di carta”, ha tagliato corto parlando col Fatto Quotidiano. “Non consentirò a Salvini di prendersi la città”. Peccato che, a breve, potrebbe non essere più nemmeno sindaco di Roma.

L’obiettivo della direttiva Salvini è contrastare il degrado dilagante intervenendo “con mezzi ulteriori” in quelle circostanze che “destano nella popolazione un crescente allarme sociale”, come le piazze di spaccio.

Con il decreto Salvini, i primi cittadini possono già ricorrere ai daspo urbani, emanare ordinanze per limitare l’orario di vendita e di somministrazione di bevande alcoliche, ma non sempre basta. Il modello sono le sperimentazioni fatte con i prefetti a Bologna e Firenze con provvedimenti prefettizi che hanno istituito “zone rosse” che “vietano lo stazionamento a persone dedite ad attività illegali, disponendone l’allontanamento”.

I prefetti sono quindi invitati a convocare riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per analizzare i casi, le misure straordinarie devono avere una durata limitata e dal 31 maggio ogni tre mesi dovranno inviare al Viminale un report trimestrale sulle ricadute delle ordinanze adottate.

L’Associazione Prefettizi (Ap) si è apertamente schierata al fianco di Salvini lodando “la collaborazione tra diversi livelli di governo del territorio”. “Il possibile intervento prefettizio – ha spiegato all’agenzia Adnkronos Antonio Corona, presidente di Ap – sarà di supporto, dunque in nessun modo sostitutivo, alle politiche dell’ente locale in contrasto a degrado e illegalità”. Tanto è vero che la direttiva invita i prefetti a convocare apposite riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del quale sono membri di diritto presidente della provincia e sindaco del comune capoluogo. “Non c’è alcuna prevaricazione nei confronti di chicchessia – ha continuato Corona – ma, piuttosto, un’ ipotesi di lavoro da considerare intorno al tavolo in cui i diversi livelli di governo del territorio, prefetti e sindaci in testa, nel pieno riguardo delle rispettive competenze e prerogative, dialogano, collaborano e operano al fine del soddisfacimento dell’interesse primario del cittadino”.

Salvini: “I sindaci sono solo contenti di avere armi in più, norme in più, telecamere in più, vigili urbani in più – ha commentato – è quello che stiamo facendo”. “Se poi c’è il sindaco di Palermo, il sindaco di Napoli o il sindaco di Firenze che qualunque cosa io faccia si lamenta, vabbè…”, ha poi concluso il vice premier leghista. Che si è messo a ridere quando una giornalista ha inserito nell’elenco anche il sindaco di Roma.

Alla sinistra piacevano tanto i prefetti, quando imponevano i finti profughi ai cittadini. Ora che fanno il bene dei cittadini, invece, non vanno più bene.




Lascia un commento