Questa bimba ha perso la mamma e non ha una casa: ma Appendino e Vescovo preferiscono darla ad africani

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Il fatto che tutto questo avvenga, e la Appendino con tutti i suoi colleghi non vengano linciati dalla folla, ci turba. Significa che la società ha abdicato alla normalità. Che l’indifferenza verso il proprio simile ha preso il sopravvento.

A Torino, un papà e una bimba vivono in una stanzina. Rispetto a tanti che dormono in auto è già qualcosa. Ma non è nemmeno lontanamente abbastanza: una bimba italiana di 3 anni che deve vivere in una stanza.

Deamarie ha solo 3 anni e con papà Giacomo al suo fianco si sente al sicuro da tutto e da tutti. Ma la vita per questa famiglia è tutt’altro che rosa e fiori. Da qualche giorno Giacomo, 52 anni, di professione pizzaiolo, e sua figlia si trovano a vivere in una delle camere dell’Housing Sociale di via Ribordone, a Pietra Alta.

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Dopo lo sfratto da corso Telesio, infatti, papà e figlia si sono ritrovati in mezzo a una strada. «Ma i problemi sono cominciati anni fa – racconta Giacomo – quando mia moglie si è ammalata per un tumore al seno. Ha lottato finché ha potuto ma nel dicembre del 2017 l’ho persa».

Rimasto da solo Giacomo si è trovato a combattere, anche lui, contro la malattia. «Tre anni fa – continua – mi hanno diagnosticato un tumore al colon. Avevo mal di stomaco, non stavo per niente bene tanto che mi sono recato al Martini per una visita d’emergenza. Mi hanno operato e, spero, salvato la vita. Ma per colpa del tumore ho dovuto lasciare il lavoro. Il mio unico sostentamento». Da quel giorno la vita per la famiglia è diventata sempre più critica. Senza l’entrata principale bollette e affitto hanno cominciato a gravare sulla testa di Giacomo. Fino a diventare un problema insostenibile a inizio anno.

Il 2019, infatti, non è stato affatto portatore di buone notizie. «Dopo alcuni avvisi di sfratto – ricorda Giacomo – è arrivato quello definitivo. Ero indietro con i pagamenti, lo so, ma speravo di avere ancora un po’ di tempo». La sola pensione d’invalidità si è rivelata insufficiente per riuscire a gestire la situazione che si era venuta a creare. Così lo sfratto è diventato inevitabile.

«In quel periodo mi ha ospitato mia suocera, poi ho presentato domanda per avere l’emergenza abitativa – conclude -. Dopo un mesetto ho ottenuto una stanza presso l’Housing Sociale che si trova a due passi da corso Giulio Cesare. Prima una camera senza cucina, poi per fortuna me ne hanno recuperata una con un piccolo cucinino». Nel frattempo Giacomo si è rivolto anche a Cronacaqui, nella speranza di trovare qualcuno disposto ad aiutarlo.

«Ho bisogno di un lavoro e di una casa. Ho fatto domanda all’ufficio di collocamento e spero che mi diano presto una casa popolare». Lo spera tanto anche la piccola Deamarie che forse oggi non è ancora in grado di capire cosa sta succedendo attorno a lei. Mentre mangia il suo uovo di Pasqua, e gioca con le sorprese. Sempre sorridente, come tutti i bambini del resto. «Vorrei solo poterle dare un futuro, se lo merita. E’ poco più che una bambina…».

Intanto Appendino, tra un’intervista e l’altra contro mamma e papà sulla carta di identità, cerca casa agli abusivi:

Appendino cerca casa a 350 coinquilini stupratore

E il vescovo Nosiglia ci racconta di quelli che l’hanno trovata in collina, e si sono suicidati:

Profugo si suicida: era depresso nella casa in collina del Vescovo

E la situazione a Torino è drammatica:

Case popolari a immigrati e rom: coppia italiana in camper

Chi volesse, seriamente, provare ad aiutare Giacomo può chiamare ogni giorno al numero di telefono che trovate nell’articolo:

#torino Giacomo e Deamarie hanno perso quasi tutto: «Il tumore mi ha portato via anche il lavoro»

Posted by CronacaQui on Wednesday, April 17, 2019

Eppure la soluzione per dare casa ai senzacasa italiani sarebbe semplice. In due passi: requisire le case sfitte della Chiesa (quelle che non servono ai sacerdoti) e dare le case popolari prima agli italiani.

Ehi, Bergoglio, dov’è il Vangelo?




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