La guerra in Libia non trasforma i nigeriani in profughi

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La Trenta, fotografa di matrimoni gay e ministro della Difesa a tempo perso, ha detto che inviterà i leghisti a casa per spiegare loro il diritto internazionale.

Vuole spiegare a loro e a noi che in caso di guerra in Libia, si avrà a che fare con profughi da accogliere e non più con clandestini da respingere.

A parte che un ministro dovrebbe industriarsi per evitare uno scenario del genere, non aspettare che si verifichi o meno. Magari organizzando un blocco navale o un raid che annienti le misere forze di Haftar.

Ma, detto questo: un’eventuale guerra in Libia non trasforma i nigeriani sui barconi in profughi.

Questo dovrebbe essere chiaro a chiunque abbia più di due neuroni in testa. Se c’è la guerra in Normandia e io parto da Torino per imbarcarmi a pagamento su un barcone verso l’Inghilterra, non sono un profugo, sono un clandestino. E anche un po’ demente.

Quello che gli scafisti vogliono, è proprio quello che Trenta, Di Maio e Fico hanno detto: convincere l’opinione pubblica che sui barconi partano i libici.

Quando è noto da anni, che di libici, dalla Libia, sui barconi, non se ne imbarcano. Mai accaduto tranne rari (e presunti) casi:

Non arrivano libici sui barconi: meno di 300 in 8 anni




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