Sinistra e giornali tifano la guerra in Libia per riaprire i porti

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Sinistra e giornali tifano per la guerra in Libia per riaprire i porti: continuano a millantare ondate di ‘esuli libici’, quando di libici non ne partivano nemmeno durante la guerra a Gheddafi.

Tutto comincia da una dichiarazione del premier. Questa: «C’è il serio rischio che si sviluppi una crisi umanitaria che sfinirebbe una popolazione già provata da otto anni di instabilità. E la Libia, da Paese per lo più di transito di migranti dall’area subsahariana, diventerebbe un Paese di partenza delle migrazioni. Questo metterebbe a dura prova un sistema di accoglienza che ancora non funziona a livello europeo».

Passano un paio d’ore e Salvini chiude: «Emergenza umanitaria? Non cambia nulla per le politiche migratorie per l’Italia», è l’esordio del ministro dell’Interno. Segue l’affondo: «In Italia si arriva con il permesso, coloro che scappano dalla guerra arrivano in aereo come stanno facendo. Ma i barchini, i gommoni e i pedalò in Italia, nei porti italiani, non arriveranno». Concetto ribadito dal viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia: «Per fortuna abbiamo chiuso i porti. E ora resteranno chiusi a maggior ragione».

Siccome il tema è delicato e i sondaggi raccontano che è decisamente impopolare tifare per l’accoglienza tra i 5Stelle nessuno reagisce ufficialmente. Ma da palazzo Chigi fanno sapere: «Se c’è una guerra, non si parla più di migranti economici per i quali è giusto chiudere i porti, ma di rifugiati con diritto d’asilo e a quelli in base al diritto internazionale non puoi negare l’accoglienza». Sulla stessa linea la Farnesina: «Chi fugge dalla guerra diventa immediatamente un rifugiato e gli va concesso l’asilo. Però in caso di emergenza, di flussi anomali e improvvisi, in base ai trattati europei deve scattare la ripartizione obbligatoria degli esuli tra tutti i Paesi dell’Unione».

Peccato che nessuno mai sia fuggito dalla guerra, semmai orde di nigeriani hanno approfittato della guerra per arrivare in Libia e partire. Contando proprio sulla stupidità di certe dichiarazioni.

Ciò non toglie che, in caso, sarebbe necessario un blocco navale della Marina italiana, con una testa di ponte in qualche zona costiera libica che consenta di respingere i barconi in sicurezza.




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