Profugo distrugge auto, tenta di uccidere donna: “Non ricordo nulla”

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Profugo nudo distrugge auto, tenta di uccidere donna a mazzate – VIDEO

Ora il figlio dello stregone è in cura a spese dei contribuenti in un ospedale psichiatrico e, ovviamente, non ricorda nulla. Proprio lì è andato ad intervistarlo il Corriere.

«Sono nato 35 anni fa in Ghana (e non Togo come si è sempre erroneamente detto ndr), nella città di Kumasi. Dopo la morte del mio fratello più piccolo, adesso sono l’ultimo di una famiglia numerosa: genitori e sette figli. Solo un altro è in Europa, a Berlino. Ho studiato fino alle medie, poi ho iniziato a lavorare. Mio padre è morto quando ero piccolo: lui era stregone e avrebbe voluto che io facessi lo stesso mestiere (tradizione diffusa in Africa ndr). Mia madre è ancora viva, ha 82 anni. L’ho rintracciata per telefono e ora siamo in contatto».

Come è arrivato da Lampedusa a Bolzano?

«Prima sono stato portato a Napoli in un centro per migranti. Poi a Mestre per quasi un anno, sempre lavorando come muratore, e dopo sono partito per Bolzano».

Come arriva in Croce Rossa?

«A fine 2016 ho chiesto di fare il volontario da loro, perché ho visto che nel magazzino di via Mayr Nusser della Protezione civile usavano i carrelli elevatori e io nel frattempo avevo imparato a usare i muletti. Ho fatto domanda e mi hanno preso, poi ho fatto un corso di formazione e mi hanno assunto come operatore all’ex Alimarket».

Qual era il suo compito nel centro di via Gobetti?

«Controllare che tutto vada bene, gestire gli ospiti».

Cosa ricorda di quando è arrivato in ospedale?

«Mi hanno detto che ho litigato con i poliziotti. Ma non ricordo nulla del genere. Quel giorno sono andato al centro alle 7 per lavorare, però il mio collega di turno non c’era. Io ho visto che c’erano alcune cose che non andavano in ufficio e allora ho detto che me ne sarei andato perché non c’era abbastanza sicurezza. A quel punto sono andato via, anche se loro volevano costringermi a rimanere. Poi non so più cosa è successo. Mi sono risvegliato in ospedale».

Cosa sa di quella giornata?

«Un giorno è venuto a trovarmi un ghanese che si trova a Bolzano da 20 anni. Mi ha detto che su YouTube ha visto un video dove ci sono io che aggredisco i poliziotti. “Io? Impossibile che io possa aver fatto questo” gi ho risposto. Per me i poliziotti sono persone da rispettare perché lavorano per la gente. Non posso credere di aver fatto questa cosa. Mi hanno detto anche che ho spaccato qualcosa e mi sono ferito alla mano (mostra le ferite ndr) ma io non ricordo nulla. Da quando sono in Italia non ho mai avuto problemi con la polizia. E poi scopro che ho aggredito dodici poliziotti… Non capisco, non riesco a capire».

Cosa vorrebbe fare una volta uscito dall’ospedale?

«Tornare a lavorare. Però non so quando uscirò, i medici mi dicono che devo avere pazienza».

Ma scherziamo? Questo appena esce deve salire sull’aereo verso il Ghana.




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