I vescovi esigono ius soli: “Chi nasce qui è italiano”

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Travolti dallo scandalo pedofilia, i vescovi sarebbe meglio che evitassero di parlare di ragazzini. Invece, golosoni, ne parlano.

E ne vogliono di più. Perché probabilmente, anche farsi molestare, è un lavoro che gli italiani non vogliono più fare. E allora trasformiamo carne fresca in ‘italiani’.

“Una legge sullo ius soli è assolutamente necessaria perché è senza senso che un ragazzino che da anni vive in Italia debba fare l’eroe per avere riconosciuta la cittadinanza”.

Il bizzarro riferimento è Rami Shehata, eletto dai media di distrazione di massa e dalla sinistra a “colui che ha salvato i compagni di classe”, durante il sequestro del bus a San Donato Milanese. Il che è falso:

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A parlare è sempre lui, Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e noto per interessarsi solo al business dell’immigrazione.

creato cardinale anche per l’impegno verso i migranti, che a Repubblica ha spiegato anche come sia”triste che il cantante Mahmood dopo aver vinto Sanremo, si sia sentito straniero nel suo Paese”.

“Lo ius soli offre al Paese maggiore sicurezza, perché significa far sentire parte delle nostre città chi in via formale ancora non lo è”, sostiene monsignor Gian Carlo Perego, un altro impegnato nel business immigrazione con Caritas-Migrantes. Dimenticando che tutti i terroristi islamici che hanno fatto stragi in Europa avevano la cittadinanza francese, belga e britannica. Che le banlieus in fiamme le bruciano cittadini ‘francesi’. Ma si sa, aprono bocca solo per darle fiato.

Come Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia, noto per avere nella sua Diocesi un altro che ama circondarsi di giovani maschi africani, l’ex prete don Massimo Sbiancalani. Secondo lui, non dare la cittadinanza a chi nasce in Italia è una “irragionevole discriminazione”.

Sull’argomento ha speso parole anche l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, che ha osservato come sia “assurdo che ci sia chi pensa di dare la cittadinanza a uno per toglierla ad un altro”.

E qui il riferimento è a chi ha dirottato il bus a San Donato. Secondo Delpini, oggi più che mai, c’è bisogno di “gente che non vive calcolando il dare e l’ avere, che non reagisca con l’odio e la rabbia, di fronte alla paura dell’altro”.

Siete diventati irrilevanti. Le vostre chiese si svuotano, e voi parlate di ius soli. Perché siete fan della sodomizzazione culturale dell’Italia. E, probabilmente, non solo culturale.

Come dalla vicenda di un nuovo ‘italiano’ che ha tentato di bruciare 51 bambini, sinistra mediatica e vescovi traggano la necessità dello ius soli, è roba più da psichiatria che da politica.

Forse è tempo di una seconda breccia di Porta Pia, così, finalmente, eliminiamo questo tumore che dalla Caduta dell’Impero ferisce il cuore di Roma. Il Cristianesimo non deve essere ‘temporale’, ma Fede.




2 pensieri su “I vescovi esigono ius soli: “Chi nasce qui è italiano””

  1. Dobbiamo constatare la sostanziale inutilità della categoria dei vescovi. Le loro parole non sono pietre, ma massi enormi, che pesano sulla schiena del povero cittadino italico. Ormai vedo un totale scollamento tra popolo e chiesa, tanto che ogni volta che parla il papa, sembra di sentire una persona avversa, che non vede l’ora di toglierci di torno, per far posto alla sua gente che vien dal mare. Fortuna che non è il padre eterno, anche se pensa fieramente di esserlo. Qualcuno dovrebbe dirglielo e sarebbe ora di smettere con tutto questo genuflettersi di certi politici e televisioni. La maggior parte degli italiani ormai si disinteressa del Papa e di quello che dicono i vescovi, ma non lo dice nessuno. Mai dire che il Re è nudo.

  2. La Chiesa Ortodossa Russa vede nel patriottismo, e quindi nell’affermazione, promozione e difesa della propria identità, un valore positivo, che nulla ha a che fare con il significato negativo attribuito dagli ipocriti al termine nazionalismo.
    Negando ai nativi il diritto alla propria identità, la Chiesa cattolica non farà altro che obbligare i veri Cristiani a considerare la conversione all’Ortodossia…

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