Questi 2 assumono immigrati al posto italiani, premiati dall’Onu

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Due aziende toscane, impegnate in ambiti diversi (agricoltura e lavorazione del pellame), accomunate da ieri da un riconoscimento conferito dall’Onu per avere assunto finti profughi al posto di italiani.

La Bio Colombini di Crespina e la Ferradini Bruno di Santa Croce sull’Arno hanno ricevuto due giorni fa il logo del progetto “Welcome, working for refugee integration”, conferito alle imprese italiane che si sono distinte nel favorire la sostituzione etnica in ambito lavorativo.

La Ferradini Bruno (guidata dalla figlia del fondatore, la fucecchiese Patrizia Ferradini) per aver assunto a tempo indeterminato due profughi (Mande Kanoute dal Mali e Djanfarou Thatchibara dal Togo) e la Bio Colombini per l’attivazione di tirocini formativi e di due assunzioni a tempo determinato di altrettanti richiedenti asilo della Costa d’Avorio nell’azienda che lavora circa 40 ettari di terreno nella campagna pisana, con 56 tipi di ortaggi certificati biologici.

Come sapete la guerra in furia in Costa d’Avorio, in Togo e in Mali. Quella del ’15-’18.

Il progetto sta andando avanti con l’inserimento di altri richiedenti asilo: «Abbiamo creato un’associazione – ha spiegato l’amministrazione delegato Alessandro Colombini – proprio per favorire questo processo».

Patrizia Ferradini: “Questi 2 ragazzi lavorano e sono sempre a disposizione, li ho assunti per questo motivo. Sono seri e hanno voglia di lavorare, non protestano se c’è da fare uno straordinario”. Gli schiavetti di Patrizia.

Bio Colombini e Ferradini Bruno erano nell’elenco delle 75 aziende (piccole, medie o grandi) che sono state insignite del logo del progetto Welcome, che potrà essere utilizzato nelle attività di comunicazione delle aziende in questione.

Quindi, quando vedete un’azienda con quel logo, significa che sostituisce vostri connazionali con immigrati in fuga da guerre che non ci sono, con l’unico scopo di risparmiare sul costo del lavoro.




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