Cardinale: “Profughi tornino a casa, se prendono cittadinanza sarà islamizzazione”

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“Se tra qualche anno vengono a chiedere la cittadinanza e l’avranno, questo paese sarà condannato a essere come uno dei Paesi musulmani del Medioriente”.

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Negli ultimi 8 anni oltre 1 milione e mezzo di rifugiati siriani ha varcato il confine con il Libano. Il Patriarca cattolico Rai è stufo, il paese non può più sopportare il peso della loro presenza e fa appello alla comunità internazionale chiedendo, a gran voce, che tornino in patria. La guerra è finita!

In Italia, invece, nonostante ne siano sbarcati quasi lo stesso numero in 6 anni:

Sbarchi record: quasi 1 milione da quando governa il PD – GRAFICO

Non abbiamo vescovi che chiedono l’immediato rimpatrio. Forse perché da dove sono venuti i loro ‘profughi’, la guerra non c’è mai stata: e ciò che non è iniziato, non può neanche finire.

Ma legge l’intervista del Patriarca fino in fondo:

“Purtroppo l’Unione europea non vuole, secondo le dichiarazioni ufficiali, separare la situazione politica in Siria dal ritorno dei profughi. Questo ci danneggia molto. Questo vuol dire: ‘profughi siriani rimanete in Libano’. Ci sono motivi politici per cui la comunità internazionale e l’Unione europea non voglio separare le due questioni”. Lo ha detto il card. Béchara Raï, patriarca maronita libanese, a proposito della presenza dei profughi siriani in Libano, durante un incontro, ieri sera, con un gruppo di giornalisti italiani, organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi. “Questa posizione internazionale li incoraggia a rimanere a discapito del Libano – ha spiegato il porporato -. Un terzo della popolazione libanese vive sotto la soglia della povertà e il 40 per cento è disoccupato. Come fa a ospitare un milione e mezzo di profughi? Gli alunni siriani nelle scuole statali sono 400mila, mentre quelli libanesi sono 300mila. Lo Stato deve fornire loro libri e insegnanti a discapito dei libanesi”. Per il cardinale, il prolungarsi della presenza dei profughi siriani in Libano “è un grave danno economico, sociale, demografico, politico e di sicurezza”. “Perché – ha segnalato – nelle prigioni il 30 per cento sono siriani”. Da Raï l’invito ai “cari profughi siriani” a “rientrare” nelle zone sicure, perché “hanno un Paese, una nazione, una civiltà e una cultura”. “Altrimenti ci saranno due guerre: una che distrugge le pietre e una che distrugge l’identità e la cultura”. “Il Libano sta pagando forte questa presenza – ha aggiunto il cardinale -. Ormai non possiamo più. Sollecitiamo la Comunità internazionale a separare la soluzione politica in Siria dal ritorno dei profughi. La priorità è il loro ritorno e poi cercare la soluzione politica”. Ricordando che i profughi siriani sono “musulmani sunniti”, il timore del cardinale è che possano “diventare preda per i terroristi”, viste le loro condizioni di vita povere.

Altro rischio indicato dal porporato è che cambi l’equilibrio numerico tra cristiani e musulmani.

“Se tra qualche anno vengono a chiedere la cittadinanza e l’avranno, addio a eguaglianza demografica tra cristiani e musulmani, addio a Libano pluralistico e democratico, perché sarà condannato a essere come gli altri Paesi musulmani del Medioriente”.

Capito, la cittadinanza agli immigrati musulmani mette a rischio l’identità e l’equilibrio etnico.

Ma i vescovi italiani, del nostro ‘equilibrio etnico’ se ne fottono.




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