La mappa dell’invasione città per città

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La mappa dell’invasione città per città

Il primo grafico mostra il numero di stranieri residenti nei capoluoghi di provincia italiani nel 2016 divisi per sesso. Come è facile immaginare è Roma la città con più abitanti con cittadinanza estera. Sono ben 377.217, di cui 198.718 donne e 178.499 uomini. Nella seconda scheda del grafico, invece, sono riportati i dati del 2012. Basta un colpo d’occhio per capire che in quasi tutte le città c’è stato un incremento significativo di immigrati.

E’ urgente bloccare i ricongiungimenti familiari che scaricano in Italia oltre 200mila immigrati ogni anno.

Dai dati emerge un trend consolidato molto chiaro: le città dove l’incremento degli immigrati (soprattutto uomini) ha superato il 100% sono tutte del Sud. È il caso di Taranto, Potenza, Caltanissetta, Campobasso. La prima città del Nord per incremento del numero di stranieri invece è Pavia, al 19esimo posto con un +74%. Roma è al 25esimo posto con un aumento del 67,6%. In generale sono sempre gli uomini a crescere di più. Milano è al 38esimo posto con un aumento del 44,1%. Solo a Pesaro e Pordenone c’è una diminuzione degli stranieri, con rispettivamente -1,6% e -8%.

Ma attenzione: diminuiscono perché stanno prendendo la nostra cittadinanza! E’ un vero e proprio allarme sul quale Salvini deve intervenire, prima che sia troppo tardi.

Nell’ultima parte della classifica compaiono città medie e piccole del Centro-Nord, dove la percentuale di stranieri è dovuta soprattutto alle immigrazioni degli anni ’90. Si tratta di realtà industriali come Treviso, Brescia, Modena, Vicenza, Reggio Emilia: qui gli immigrati sono cresciuti di circa il 20%, proprio perché molti di loro diventano ‘italiani’.

La distribuzione della popolazione straniera, quindi, è stata condizionata negli ultimi anni soprattutto dagli sbarchi avvenuti nel meridione. Come si è visto dalle cronache, però, la tradizionale carenza di lavoro del Sud combinata alla crescita dei residenti stranieri ha creato in queste zone non poche tensioni sociali.

Questo dimostra che non vengono a lavorare, altrimenti non andrebbero dove non c’è lavoro. Oppure, in molti casi, vengono a rubare quel poco che c’è.




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