Magistrato: “Prima gli italiani, basta buonismo”

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Coraggiosa la relazione con cui giovedì 14 marzo il presidente del tribunale amministrativo di Brescia, Roberto Politi, ha aperto il suo secondo anno giudiziario alla guida delle sezione staccata del TAR della Lombardia.

Anzi, quasi erotica: «Abbiamo un esecutivo finalmente non più pavido». Il dibattito sulle leggi per l’immigrazione è spesso osteggiato da una «penosa litania dei diritti fondamentali».

Penosa litania dei diritti fondamentali è da citare di continuo.

Parlando di immigrazione e dei ricorsi che continuano ad intasare gli uffici dell’organo amministrativo, ha applaudito al cambio di corso, auspicando finalmente una stagione di riforme da declinare a favore dei «cittadini italiani, nati in Italia da cittadini a loro volta italiani».

E qui, lo confessiamo, tratteniamo a stento l’orgasmo.

Politi già lo scorso anno, sempre in tema di immigrazione, aveva stigmatizzato «approdi giurisprudenziali troppo spesso malamente improntati a buoniste e indulgenti soluzioni» che assecondano «l’onda lunga del politicamente corretto».

E diceva di sperare nella «affermazione di una legalità in grado di offrire prioritaria tutela alla tradizione socioculturale e all’appartenenza identitaria del nostro popolo». Le elezioni lo hanno accontentato.

Secondo il magistrato, le considerazioni sui diritti fondamentali sono “penose litanie che finiscono per alimentare una classe super protetta a tutela di posizioni contraddistinte dal vizio originario della clandestinità”.

«È del tutto evidente che ogni cittadino sia libero di avere le proprio opinioni – ha subito protestato la parlamentare del Pd Marina Berlinghieri – ma sarebbe interessante capire quali fatti spingano il presidente ad esprimere giudizi politici di così rilevante apprezzamento nei confronti dei recenti interventi del Governo. Preoccupa poi la improvvida semplicità con la quale si parla di “penosa litania dei diritti fondamentali”. Un gergo che non va nella direzione di trovare soluzioni ma di acuire conflittualità».

La pacchia sta per finire anche nella magistratura. Quando anche lì saremo maggioranza, la partita sarà chiusa.




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