Immigrato ha coperto Oseghale: “Volevo denunciarlo ma avevo un impegno”

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«Sono andato a vedere cosa c’era nelle valigie perché le aveva messe sulla strada, pensavo ci fossero dei vestiti e pensavo che dovevano essere buttati all’isola ecologica».

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Così il camerunense Patrick Blaise Noutong Tchomchoue, tassista abusivo che accompagnò Innocent Oseghale a gettare i trolley con dentro il corpo fatto a pezzi di Pamela Mastropietro nella notte tra il 30 e il 31 gennaio dell’anno scorso.

E’ stato sentito ieri nel corso della seconda udienza del processo.

Ha detto che Oseghale nel corso del tragitto verso Casette Verdini ha parlato due volte al telefono. Prima con la compagna, poi con un’altra persona. A Casette Verdini «ha appoggiato le valigie, non le ha gettate».

Dopo aver accompagnato Oseghale a Macerata l’abusivo è ritornato a vedere cosa ci fosse nelle valigie.

«Ho preso della carta per non lasciare impronte, ho aperto una valigia e c’era della carne. Nella seconda ho visto la mano e ho avuto paura».

E qui, il racconto si fa delirante. Tragico ma quasi comico.
E’ tornato a casa, «ho parlato con mia moglie, lei mi ha detto che era tardi e che a denunciare potevo andare il giorno dopo. Non sono andato di prima mattina perché avevo un impegno a Roma. Sono andato a denunciare in questura in tarda mattinata».

Trova un cadavere in una valigia, ma non ha tempo di denunciare. Perché questo bastardo è libero?




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