Sgozzata da immigrato: “Lo amava”

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Il 2 febbraio scorso, sua sorella è stata sgozzata dall’ex tunisino. Lei è stata accoltellata: le tre ferite si fanno sentire. E le mostra: una sotto al seno, una al fianco e l’ultima allo sterno. Tutte rimarginate con molti punti.

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“Ho perso Marisa per sempre”, afferma con un filo di voce che taglia la saletta dello studio dell’avvocato Marcella Micheletti, impegnata anche nell’associazione “Aiuto Donna”. Un centro antiviolenza al quale Marisa e Deborha Sartori si erano rivolte, consigliate dai Servizi sociali di Mozzo.

Quando un immigrato ti perseguita, rivolgiti a dei professionisti, non ad associazioni ‘rosa’.

“Mi sono ripresa, non sono ancora al cento per cento, come vorrei. Per esempio faccio fatica a muovere il braccio. Non sono ancora tornata al lavoro, faccio la cameriera, ma presto conto di riprendere”.

“Quella sera, verso le 6 ho chiamato Marisa. Anche perchè dopo la denuncia contro l’ex marito, non rientrava più da sola dal lavoro. Mi aveva detto che doveva finire di lavare i capelli alla sua titolare, (Marisa faceva la parrucchiera a Mozzo), e allora le ho detto: guarda io sono libera e vengo da te. Tre giorni prima lui si era appostato sopra i garage, conosceva tutto, aveva registrato ogni spostamento di Marisa. Di quel sabato sera ricordo le urla… Poi, rammento che ho cercato di salire a casa e con il cellulare ho chiamato il 112. Da quel momento più nulla: ho un vuoto. Mi sono svegliata il giorno dopo, che era domenica, in ospedale. Il mio primo pensiero era per Marisa: ho chiesto se era viva o morta. Spero che lui paghi per tutto il male che ha fatto”.

“Marisa era innamorata di lui, è stata anche in Tunisia. Poi le cose sono mutate. Io dicevo a Marisa: ‘Cosa ti tiene attaccata a lui?’. Lei mi rispondeva: “Che cosa faccio? Dove vado? Non ho amici, ho 25 anni e non so che cosa fare? Quando era tornata a vivere con noi, avevamo ripreso a uscire assieme. Io ho cercato di aiutarla in tutti i modi: non so se ho fatto poco e troppo. Non lo so perchè lei ha sempre fatto di testa sua. Anche nel rapporto con lui. Ascoltava il cuore, non la testa. Non riusciva a sganciarsi. Fino a settembre scorso, quando le ho sentito dire basta! Da allora è iniziata la paura, chi non la vive non può rendersi conto di che cosa significa. E poi ti chiedi come fa una persona che ha dichiarato di amarti ad ucciderti?”.

“Un audio, l’ultimo che mi aveva inviato e in cui mi diceva che non lo voleva più vedere. Voleva rifarsi una vita”. E annuncia che al processo ci sarà: “Voglio vedere in viso l’assassino di mia sorella. E spero che paghi per il male che ha fatto”.




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