Magistrato blocca espulsione finto profugo perché “perseguitato” da Salvini

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Scarcerato il 27 febbraio scorso dopo aver scontato la pena per oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale nonchè lesioni personali gravi per i fatti accaduti nell’ottobre scorso, nei suoi confronti, il Prefetto di Foggia aveva emesso un provvedimento di espulsione e disposto l’accompagnamento e il trattenimento dello stesso presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Potenza, per il tempo strettamente necessario a caricarlo sul primo aereo.

Ma il giudice del tribunale di Melfi che ha esaminato il caso non ha convalidato il rimpatrio di Omar Jallow. Niente espulsione quindi per il cittadino del Gambia. Noto picchiatore di poliziotti.

Lui aveva guidato la rivolta:

Profughi contro agenti: “In 50 li hanno presi a calci e pugni”

“Omar è libero” annunciano in una nota quelli del comitato “Campagne in lotta”: “Ancora una volta – viene specificato nella nota – le accuse contro Omar si rivelano infondate. Il giudice ha riconosciuto la persecuzione giudiziaria e l’infondatezza delle accuse, al netto delle strumentalizzazioni fatte su questa vicenda.”

Stando alle dichiarazioni del comitato foggiano pro-clandestini, la magistratura parla di “persecuzione giudiziaria” e di “infondatezza delle accuse”.

Jallow, zeppo di precedenti e richiedente asilo, fu arrestato ad ottobre dello scorso anno e ammanettato ad una ruota dell’auto di servizio della polizia. In cinquanta si scagliarono contro gli agenti.

Poco prima, aveva tentato di investire gli agenti, rifugiandosi poi nella famigerata baraccopoli di Borgo Mezzanone.
Dove i due agenti vennero aggrediti e presi a calci e pugni da una cinquantina di africani. Prima dell’arrivo dei rinforzi.

Immediatamente, come da decreto Salvini, pochi giorni dopo la commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale espresse parere contrario al rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari decidendo, dunque, la sua espulsione dal territorio italiano.

Ma ora un magistrato rosso ha deciso che il clandestino è un ‘perseguitato da Salvini’.

Finché non militarizzeremo il sistema delle espulsioni, sottraendo alla magistratura tutte le competenze sul tema, ci metteranno i bastoni tra le ruote.




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