La Chiesa si prende il business dell’accoglienza: affitta 50 case ai profughi

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La Curia si pappa il business dell’accoglienza in Trentino. Ospiterà in appartamenti di sua proprietà 250 richiedenti asilo (rispetto ai 135 attuali). E’ il risultato del vertice tra la Diocesi, la Provincia e il Centro Astalli. Parliamo di una cinquantina di case.

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Saranno strutture collocate a Trento e Rovereto, perché su un punto il governatore è stato chiaro rispetto alle richieste iniziali della Diocesi: non torneremo indietro rispetto al nostro modello, no all’accoglienza diffusa anche nelle valli, i migranti saranno concentrati in grandi strutture nelle città, che consentono di ridurre i costi. «L’accoglienza – precisa – andrà gestita secondo i requisiti previsti dal decreto ministeriale (il decreto Salvini che ha tagliato i costi dell’accoglienza, da 35 a 21 euro al giorno a migrante, ndr)».

Il confronto tra le parti proseguirà nelle prossime settimane su come organizzare le convenzioni. Il piano di Astalli prevede di realizzare un progetto di inclusione dei profughi nella comunità grazie all’inserimento in piccoli gruppi.

Mettersi ad un tavolo con questi personaggi, boss del business dell’accoglienza, è un errore da parte del leghista Fugatti. Anche se è solo un incontro tecnico per gestire chi è già in zona. Devono trovare le porte chiuse. Capire che non contano più un cazzo. Devono essere ‘affamati’.

Quando alla Curia di Trento, come quelle del resto d’Italia: se avete così tante case sfitte, perché non le date agli italiani senza casa?

E un vero governo populista requisirebbe il patrimonio immobiliare della Chiesa, per regalare poi le case agli italiani che vivono per strada e alle giovani coppia, così messe nelle condizioni di fare figli. La Chiesa è diventata una multinazionale. E’ tempo di renderla povera, come vuole il Vangelo.




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