Stuprata dal branco di immigrati: “Braccata mi sentivo soffocare”

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Brutali dettagli sullo stupro con vittime ragazzine italiane, finite in mano ad un branco di immigrati di seconda generazione:

Ragazzine violentate da 5 giovani immigrati: «Erano integrati»

Ad organizzare lo stupro due cugini albanesi, di 19 anni. Integrati. Allo stupro hanno partecipano anche un loro connazionale 17enne, e due marocchini, di 18 e 17 anni.

Il branco è entrato in azione non appena le giovani hanno fatto il loro ingresso nell’abitazione. È stato uno dei cugini albanesi a chiudere immediatamente la porta di casa, facendo sparire la chiave ed intrappolando, di fatto, le quattro 16enni. Quattro idiote che sono andate nella tana del lupo.

L’hanno capito tardi, tentando di andarsene. Nulla da fare. Una di loro è stata portata in una stanza e stuprata, morsa come una preda.

“Mi sentivo soffocare, braccata, e non riuscivo a urlare né a piangere. Cercavo di liberami. Nessuno mi dava aiuto, nemmeno le mie amiche che erano lì a guardare. Nessuno ha detto lasciatela stare, ero come persa e lasciata sola. I ragazzi nel frattempo ridevano tra di loro”.

La 16enne è stata presa di peso e gettata su un divano, dove si sono consumate le violenze di gruppo, mentre le amiche restavano in disparte, impietrite dalla paura. Ritrovatasi da sola nelle mani dei cinque ragazzi, la giovane è stata violentata e presa a morsi, prima di venire costretta nella doccia, dove gli abusi sono proseguiti.

Le amiche, che sono rimaste a guardare, hanno confermato: “L’hanno presa di mira fin da subito, forse perché considerata la più attaccabile. Erano sempre da lei, la toccavano di continuo, cercando di metterle le mani sotto la maglietta. C’è stato un momento in cui i ragazzi l’hanno presa con la forza, sollevata e buttata sul divano. Sono saliti sopra di lei sempre cercando di toccarla”.

Settimane dopo, ascoltata dal pubblico ministero durante una audizione protetta, la vittima ha raccontato, tra le lacrime: «Esternando – dice il gip di Como, nell’ordinanza che ha condotto in carcere i tre maggiorenni – ripetutamente manifestazioni di pianto e dolore, e offrendo uno spaccato desolante delle violenze e umiliazioni che è stata costretta a subire. Costrizioni non solo fisiche e psicologiche, ma anche ambientali, dato che si trovava in uno stato di sequestro, e che gli altri presenti, cui ha chiesto aiuto, si sono dimostrati inermi o indifferenti».

Noi li vogliamo morti, voi?




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