Autista accerchiato e pestato da immigrati: “Era razzista”

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Il 15 novembre 2014 un autista di autobus viene accerchiato e pestato da una folla di piccoli immigrati di seconda generazione.

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Ieri, due degli aggressori, il marocchino E.M.R. e l’ivoriano S.V., finiti alla sbarra con l’accusa di lesioni gravissime nei confronti del conducente, hanno giocato in aula il jolly ‘razzismo’: l’uomo avrebbe urlato al ragazzino (che è il cugino dell’ivoriano) frasi razziste.

Il che, anche se fosse, non ti dà certo il ‘diritto’ di massacrarlo.

«Lo ha insultato e lo voleva picchiare -ha detto al giudice durante la sue deposizione E.M.R.- inseguiva il ragazzo bestemmiando e il giovane si è messo a chiedere aiuto. Abbiamo cercato di fermarlo, non è stata una aggressione. Io, lo ammetto, l’ho colpito con un pugno dopo aver evitato una sua gomitata mentre lo trattenevo e cercavo di calmarlo. Ma chi era con me (S.V., n.d.r.) lo ha solo spinto all’indietro perchè l’uomo era determinato a raggiungere il minorenne contro cui ha continuato a inveire. Volevo proteggere il giovane, non aggredire l’autista».

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Una versione ovviamente confermata dal complice S.V., attualmente in carcere per scontare una condanna definitiva per una serie di furti.

Per l’accusa le lesioni sarebbero aggravate dal fatto che l’autista avrebbe subito uno stress post traumatico che per sei mesi gli ha impedito di poter guidare. Tesi supportata da una perizia chiesta proprio dal legale dell’operatore della Mom, costituitosi parte civile e che le difese avevano invece chiesto di confutare con una contro perizia per accertare lo stato di salute mentale dell’uomo. Ma il giudice, che ha rinviato per la sentenza al prossimo 5 aprile, non ha accolto la richiesta degli avvocati dei due imputati.

Se non fermiamo i ricongiungimenti familiari, chiudere i porti sarà stato inutile.