Mafia nigeriana vuole uccidere il poliziotto di Salvini a Macerata

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Lo denuncia Storace in un articolo denuncia in cui lancia un appello a dichiarare guerra alla droga e, soprattutto, a chi la spaccia. Che in questa fase storica è: l’immigrato. Soprattutto nigeriano, profugo, e arrivato coi barconi.

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Nel mirino – ma sembra che se ne siano accorti solo nelle Marche – c’è un questore, si chiama Antonio Pignataro, lavora a Macerata. In quella che sembrava la tranquilla provincia italiana, la sicurezza va garantita con le maniere forti di un questore che non si risparmia e per questo si fa nemici. “I love sbirri morti”, “Pignataro teso”, “Pignataro morto”, scrivono sui muri in città e in provincia.

Il pensiero corre a Pamela Mastropietro, massacrata dalla mafia nigeriana. Droga; come nel tristemente noto Hotel House di Porto Recanati; droga e affari enormi che muovono interessi giganteschi.

Pignataro la spiega così: “Lotta senza confine nei confronti della criminalità italiana e straniera dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla gestione della ‘cannabis legale’, con i negozi che sono stati tutti sottoposti a sequestro e chiusura”.

Comandiamo ancora noi, dicono trafficanti e spacciatori che si sentono sotto assedio. E la gente si faccia i fatti propri, chiuda le finestre, che con lo sbirro ce la vediamo noi.

Nella periferia italiana questi eroi del nostro tempo devono essere accompagnati anche dalla cultura. La tolleranza verso l’immigrazione clandestina porta a chiudere un occhio e pure l’altro sui reati che si commettono ma non ce lo possiamo permettere più. Anche perché se ci si abitua a convivere con l’illegalità, tanto per restare a Macerata, non fermi neppure i giustizieri alla Luca Traini, tanto per intenderci, come nota il sindacato di polizia Mosap, che non ha voluto far mancare sin dall’inizio la sua solidarietà a Pignataro.

Chi non comprende che le frontiere aperte ai clandestini fanno crescere il mercato degli stupefacenti è un irresponsabile. Chi sottovaluta la mafia nigeriana è un criminale.

E’ indubbio che l’arrivo di Salvini abbia impreso un salto di qualità nella lotta alla mafia nigeriana. Anche solo bloccando gli sbarchi e riducendo a zero quelli di nigeriani da giugno dello scorso anno in poi, ha di fatto bloccato la crescita e la diffusione sul territorio di quest’orda criminale. Quindi non sorprende che un suo uomo sul territorio come il questore, incaricato di portare avanti la politica di tolleranza zero, sia nel mirino.

Ma non è abbastanza: servono espulsioni di massa. Servirebbe, ma è solo un segno, il metodo Duterte. Purtroppo è ancora presto. Per ora.

Forse, Traini era meglio lasciarlo libero. Oggi, gli spacciatori nigeriani eviterebbero di farsi vedere in giro.




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