Nasce il partito degli immigrati contro gli italiani

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Nasce il partito degli immigrati contro gli italiani, e vuole comandare: “Ius soli e voto” E vogliono: “Un’Italia multiculturale”

“Sarà lotta senza quartiere”, minacciano.

Ci siamo. Nasce il partito dei ‘nuovi italiani’, immigrati o figli di immigrati ai quali abbiamo regalato la cittadinanza italiana in questi scellerati anni di governi ‘democratici’.

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Il movimento fondato da Stephen Ogongo, del Kenya, conta già seimila adesioni e punta a diventare un partito per presentarsi alle prossime elezioni. Tra gli obiettivi la riforma della cittadinanza e il diritto di voto.

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L’immigrato è giornalista del sito “Stranieri in Italia”, impegnato da anni nel facilitare l’invasione. Il movimento, richiamandosi ai centri di accoglienza, si chiama “Cara Italia”. In poche settimane ha incassato seimila adesioni. A breve varerà uno statuto e si darà una forma politica per partecipare alle prossime elezioni nazionali e amministrative (a partire da quelle di Roma). Insomma, un vero e proprio partito per “per dare voce a chi non ce l’ha, ai tanti delusi della mancata riforma della Bossi-Fini, dello Ius soli e delle politiche razziste dell’attuale maggioranza”.

Questi vogliono venire a comandare a casa nostra.

Ora, se considerate che ogni anno entrano oltre 200 mila nuovi immigrati, quasi tutti per la famigerata legge sui ricongiungimenti familiari, e che altrettanti diventano italiani perché non abbiamo più lo ius sanguinis dal 1991, il conto è presto fatto: un partito etnico di immigrati potrebbe presto decidere la politica dei governi italiani. Contro gli italiani.

Poi, ovviamente, sarebbe la Bosnia.

Ovviamente, se nascesse un partito degli italiani che, per statuto, non permettesse l’iscrizione a cittadini non di sangue, questo verrebbe sciolto per ‘discriminazione’. E’ tempo della rivolta.

Ma guardiamo la situazione a lungo termine. La popolazione dell’Italia crollerà da 60 milioni di italiani oggi a 20 milioni entro la fine del secolo.

Quaranta milioni di italiani in meno, sostituiti, ovviamente, da immigrati. Immigrati, figli di immigrati e nipoti di immigrati che entro 60 anni, cioè entro una sola generazione, saranno già oltre la metà della popolazione ‘italiana’.

Questo significa che il numero di immigrati in Italia sta per esplodere da 5 milioni di oggi (dati Istat) a 40 milioni entro il 2100. E che ogni anno fino alla fine del 21° secolo saranno 250mila italiani in meno. Un genocidio con altri mezzi.

Questo quadro devastante del vero impatto dell’immigrazione di massa sull’Italia è stato diffuso da un thinktank olandese di cui Vox vi parla spesso, Gefira.

Secondo i dati ufficiali dell’Istat, la popolazione italiana rimarrà ‘stabile’ intorno ai 60 milioni nel corso del ventunesimo secolo. Ciò però che i demografici di Stato nascondono, oppure sulla quale tacciono, è la vera spiegazione ora svelata chiaro e tondo – e senza equivoci dai ricercatori olandesi di Gefira, un thinktank indipendente di Amsterdam. Per farlo, hanno sviluppato un software in grado di simulare i cambiamenti demografici di un Paese escludendo dal calcolo l’elemento immigrati. Hanno battezzato questo software «Cerberus 2.0» come il nome del cane feroce con tre teste che secondo gli antichi greci faceva la guardia all’ingresso del mondo sotterraneo.

Sono stati gli stessi ricercatori di Gefira nel novembre 2016 a produrre un video diventato virale, basato sui movimenti delle navi civili e commerciali tracciati in tempo reale dai siti Marine Traffic, per svelare la verità sugli opachi rapporti tra Ong e scafisti vicini alla costa libica. Quel video è poi stato ripreso dal blogger italiano Luca Donadel lo scorso marzo per produrre un altro video che ha fatto un clamore enorme in Italia.

Ci sono tre elementi che fanno crescere o calare la popolazione di un Paese: le nascita, le morti e la net migration (migrazione netta, cioè, la differenza fra immigrati e emigrati). Per mantenere la sua popolazione, un Paese ha bisogno di un tasso di fertilità di 2,1 bambini per ogni donna in età fertile. L’Italia invece, nonostante il fatto che è un Paese cattolico e malgrado le prediche della Chiesa di fare figli, i figli non li fa. Di conseguenza, le donne italiane hanno uno dei tassi più bassi di fertilità al mondo (1,34) che è simile a quello delle donne giapponesi. Mentre in Italia gli esperti prevedono una popolazione stabilmente ferma sui 60 milioni questo secolo, nel Giappone invece prevedono un crollo disastroso nella sua popolazione del 60% entro 2100. Ed è stato proprio il caso giapponese a spingere il direttore di Gefira, Taco Dankers, a sviluppare il suo software «Cerberus 2.0». Dankers ci ha spiegato: «Mi sono chiesto: come mai in Italia, e in Europa in generale, le popolazioni secondo le previsioni ufficiali, sono in crescita o stabili, mentre nel Giappone la popolazione è in caduta libera. Ho cercato spiegazioni sui siti officiali di ogni Paese tipo Istat in Italia, oppure sul sito dell’Unione europea di Eurostat. Niente».

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Finora Gefira ha sguinzagliato «Cerberus 2.0» sulla situazione demografica in Olanda ed Inghilterra, e ora in Italia, con risultati analogamente devastanti anche se diversi in ogni caso. E ha l’intenzione di fare lo stesso per ogni Paese dell’Unione europea. Dice Dankers: «Il tasso di fertilità è ugualmente basso in Giappone come in Italia ma il Giappone non accetta immigrati. Ecco, tutto lì, la differenza demografica così enorme fra i due Paesi». Ma attenzione. Non c’entra con la crescita delle popolazioni europee il fatto che gli immigrati fanno più figli. L’impatto dell’immigrazione proviene quasi esclusivamente dal volume di immigrati in arrivo previsti nei prossimi decenni. Come – appunto dimostra il software «Cerberus 2.0». Come mai non abbiamo mai sentito niente di tutto ciò dai nostri politici e demografici? Risponde: «I demografici dei vari Paesi lo sanno ma tacciano». Diciamola: quando Laura Boldrini & co. strilla agli italiani «niente migranti, niente pensioni» hanno perfettamente ragione. E allora? Ecco la domanda.

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Ovviamente, tutto questo non è scritto nel destino. Dipende da quello che facciamo oggi: se blocchiamo l’immigrazione (blocchiamo, non ‘regoliamo’) e sviluppiamo una politica sulla natalità (italiana, non degli immigrati) allora siamo ancora in tempo. E non esageriamo nel dire che il 4 marzo è, forse, l’ultima occasione: se non proprio per risolvere il problema, almeno per non renderlo irreversibile. O li fermiamo adesso, o non li fermiamo più.




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