A Milano è vietato arrestare le rom incinte: “C’è un patto con la Procura”

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Credeva, ne era davvero convinta, che la sua gravidanza sarebbe bastata. Perché sempre così era accaduto a Milano, dove vige una sorta di ‘accordo’ con la Procura.

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Così, di sua spontanea volontà, si è presentata in Questura ammettendo di essere ricercata. Ma stavolta gli è andata male: la ragazza di ventisei anni, una rom di origine slava, è stata arrestata giovedì dalla polizia in esecuzione di un ordine di cattura della procura di Cuneo per una condanna a sette anni, dieci mesi e dieci giorni di carcere per una serie di furti.

In mattinata, la 26enne era andata spontaneamente in Questura spiegando allegramente di essere una ricercata e aspettandosi, come al solito, di essere rilasciata perché incinta. A quel punto la giovane è stata identificata e gli agenti hanno scoperto che effettivamente sulla sua testa pendeva una condanna emessa dal tribunale di Cuneo.

La giovane – spiegano dalla Questura – era certa di evitare il carcere perché al secondo mese di gravidanza, come successo tante altre volte alle giovani ladre “beccate” in flagranza dalla polizia e scarcerate perché incinte.

In realtà, però, l’accordo vale soltanto per le sentenze del palazzo di giustizia di Milano – è una sorta di patto tra forze dell’ordine e procura meneghina -, mentre la cattura per la 26enne è arrivata da Cuneo. Così, la ragazza è stata portata in ospedale per essere visitata e lì i medici hanno effettivamente confermato il suo stato di gravidanza. Uno “stato” che però questa volta non le ha evitato il carcere: per lei si sono aperte le porte del carcere di San Vittore.

Quindi, se il giornale locale ha scritto giusto, la procura fino a poco tempo fa guidata dalla toga rossa Spataro, ha un accordo che concede alle zingare incinte libertà di delinquere.




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