Morto in rogo baraccopoli era noto spacciatore: precedenti e arresto

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Aveva una sfilza di precedenti e il permesso di soggiorno scaduto da un anno Ba Moussa, il 29enne senegalese morto nell’incendio divampato questa notte nella vecchia tendopoli di San Ferdinando.

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L’immigrato deceduto nel rogo nella baraccopoli abusiva di San Ferdinando era un clandestino nigeriano. Non era difficile immaginarlo, visti i numeri:

San Ferdinando: solo 80 su 1.600 sono regolari

Ma non solo. L’africano aveva alle spalle innumerevoli precedenti penali, tanto da essersi rifugiato in Calabria dopo aver ricevuto un provvedimento di divieto di dimora dal gip del tribunale di Pisa.

Il 28enne del Senegal, Moussa Ba, aveva avuto la protezione umanitaria dalla commissione territoriale di Trapani nel 2015 dopo essere sbarcato in Italia come clandestino: permesso umanitario ad un senegalese, una delle tante invenzioni del PD per foraggiare le coop.

Il giovane, dicono in questura a Reggio Calabria, aveva avuto un permesso di soggiorno, sempre per motivi umanitari, scaduto a marzo 2018 e non rinnovato per la mancata presentazione della documentazione. Il 31 dicembre era stato arrestato dal commissariato di Gioia Tauro, su delega della squadra mobile di Pisa, per detenzione di hashish a fini di spaccio e il 16 gennaio era stato scarcerato. Per lui era stata stabilita la misura cautelare del divieto di dimora nella provincia toscana.

Moussa era gravato da pregiudizi di polizia per reati contro il patrimonio, false dichiarazioni sull’identità personale, interruzione di Pubblico Servizio, inottemperanza foglio di via obbligatori.

Insomma, un delinquente abituale.




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