Sbarca a Lampedusa nel 2011, 8 anni per rimpatriarlo

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Sbarcato nel 2011 da clandestino a Lampedusa, il 28enne tunisino si è dedicato, come molti suoi colleghi, ad attività illegali.

Diventando esso stesso uno scafista. Nel 2014, a causa delle sue attività, è stato tratto in arresto per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Scontata la sua pena, invece di espellerlo, lo hanno fatto uscire, così lui ha fatto perdere le proprie tracce, spesso nascondendosi sotto falsi alias.

Fino a ieri, quando durante un controllo, lo straniero è stato accompagnato presso gli Uffici della Questura dove, a seguito di fotosegnalamento, è stata ricostruita la sua identità e la sua storia criminale.

Impossibilitati a eseguire un rimpatrio immediato data l’assenza di un documento di riconoscimento, lo straniero è stato imbarcato – scortato dagli agenti – su un volo partito da Genova e diretto a Trapani, ove è stato collocato in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio. Qui il tunisino potrà restare fino a 6 mesi, arco temporale in cui – d’intesa con i Consolati – si spera gli verrà fornito un documento valido per il successivo rimpatrio in Tunisia.

E’ chiaro che così i rimpatri non possono funzionare.

Dobbiamo affittare per 99 anni una base in Africa, magari in Angola, dove c’è una città cinese tutta vuota:

Dove potere trasferire migliaia e migliaia di questi soggetti in attesa di documento. Scommettiamo che i documenti spunterebbero fuori dopo pochi giorni?




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