Jihad sessuale: “Cristiane destinate al piacere dei musulmani”

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Per la legge islamica le donne cittadini di serie b, inferiori agli uomini e un tantino superiori ad animali e oggetti.

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Secondo il Corano, gli uomini hanno “autorità” sulle donne che possono essere picchiate se sono “disobbedienti” (Sura 4: 34). Secondo Maometto, il profeta dell’Islam, sono necessarie due donne per eguagliare la testimonianza di un uomo – e la maggioranza della popolazione dell’inferno è costituita da donne, equiparate agli asini e ai cani nella loro capacità di distrarre un uomo dalla preghiera.

Ma qual è la posizione dell’Islam in merito alle donne che sono “infedeli”?

Nella migliore delle ipotesi sono “esclusivamente destinate al piacere di uno uomo musulmano”, come un predicatore ha spiegato a un gruppo di ragazze cristiane in Pakistan prima di terrorizzarle e ucciderne una.

E in effetti, secondo il Corano, (Sura 4:24), le donne non musulmane catturate nel corso di un jihad possono essere comprate e vendute come schiave sessuali per gli uomini musulmani, come ha fatto lo Stato islamico. Ma come accade in Arabia Saudita, dove le immigrate sono considerate schiave.

Emily Fuentes, responsabile delle comunicazioni di Open Doors, un’organizzazione per i diritti umani che si occupa dei cristiani perseguitati, ha dichiarato tempo fa: “Purtroppo, sempre più donne sono bersaglio di gruppi terroristici [musulmani]. Ci sono numerosi casi internazionali di donne che sono state rapite, stuprate e costrette a convertirsi dal Cristianesimo all’Islam da parte di gruppi radicali islamici. (…) Molte sono vendute sul libero mercato. Questa brutalità non solo avviene in Medio Oriente ma anche in Africa e tanti altri luoghi. In molti di questi paesi, le donne sono soggette a persecuzioni perché considerate cittadine di serie B a causa del loro genere. Da membri di una minoranza, sia per genere sia per fede, le donne cristiane subiscono una duplice persecuzione. Anche se non disponiamo di cifre esatte, sappiamo che milioni di donne sono perseguitate. (…) In questi paesi dominati dai musulmani, le donne cristiane sono sistematicamente private della loro libertà e vengono loro negate le necessità umane di base”.

Le donne cristiane sono doppiamente condannate perché sono a malapena tollerate sia come donne sia come infedeli non musulmane, e questo è il motivo per cui sono le maggiori destinatarie di abusi islamici. Per questo gang di pakistani vanno a caccia di bambine bianche da stuprare in Inghilterra – è una vera e propria epidemia -, perché le considerano alla stregua di animali.

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Ormai, è ben noto il dramma delle donne non musulmane finite nella morsa dell’Isis. Dalla conquista di Mosul, nel giugno 2014, il califfato ha giustiziato ben 250 ragazze non musulmane prigioniere (per lo più yazide e cristiane) che si erano rifiutate di diventare schiave sessuali. Poi, 19 ragazze yazide vennero rinchiuse in una gabbia di ferro e bruciate vive davanti a una folla di centinaia di persone, per essersi rifiutate di fare sesso con i jihadisti.

Le donne appartenenti alle minoranze religiose che vivevano sotto il controllo dello Stato islamico spesso venivano più volte vendute: da jihadista a jihadista. Quando i militanti si stancavano di stuprare e abusare una particolare ragazza, in la rivendevano a uno dei loro compagni miliziani in modo che potesse violentarla e abusarne. Così senza tregua: a loro piacimento.

Una ragazza yazida riuscita a fuggire ha spiegato come era stata
“comprata e venduta da otto diversi jihadisti. (…) Siamo state messe in mostra [al mercato delle schiave sessuali]. Gli uomini venivano e ci guardavano come fossimo oggetti. Era come un autosalone. (…) Le donne erano acquistate in contanti – minimo 20 dollari o barattate con cose come i telefoni cellulari o date in regalo”.

La giovane venne stuprata almeno tre volte al giorno per più di sedici mesi da numerosi combattenti dell’Isis, costretta a prendere contraccettivi e farmaci abortivi, e ha ripetutamente cercato di uccidersi per sfuggire agli abusi. Il suo racconto è emblematico e uguale a quello di molte altre ragazze non musulmane che come lei sono riuscite a fuggire.

Altri articoli parlano di “una bambina di 8 anni che è stata comprata, venduta e stuprata da otto miliziani nel giro di dieci mesi”; di “un’altra schiava sessuale che si è data fuoco per non essere violentata”; di una coppia che dopo essersi vista rapire le proprie figlie dallo Stato islamico ha trovato davanti alla porta di casa i resti dei loro cadaveri e un video delle ragazze torturate e stuprate; e di donne cristiane e alawite che sono state stuprate e uccise dai jihadisti dell’Isis che avevano invaso il loro villaggio.

Ma le violenze e gli stupri delle donne da parte degli islamici non sono affatto limitati a gruppi terroristi come l’Isis.

Ogni anno in Pakistan, circa 700 ragazze cristiane e 300 giovani induiste vengono rapite, ridotte in schiavitù e violentate. Si tratta di un numero molto elevato, considerato il fatto che i cristiani e gli induisti costituiscono nemmeno l’1 per cento della popolazione del paese islamico.

Appena quattro giorni dopo che Open Doors aveva denunciato la tragedia delle donne cristiane, due uomini musulmani in Pakistan sono entrati nella casa di una donna cristiana mentre il marito prestava servizio nell’esercito. L’hanno legata e violentata minacciandola di ucciderle la figlia di due anni se non avesse obbedito.

Nel racconto della vittima, una donna di 30 anni: “Mi hanno trattata come un animale, dicendomi che ero una cristiana senza valore. (…) Hanno detto che le donne cristiane sono tutte puttane e sarebbero tornati a ripetere la loro dissolutezza se lo avessi raccontato a qualcuno”.

Ma poiché si trattava di una donna e un’infedele in un paese a maggioranza musulmana, la polizia e la legge non hanno fatto nulla per lei. Come non hanno fatto nulla agli assassini di Sana.

Quella stessa settimana, altre cinque ragazze cristiane vennero sequestrate, fatte convertire all’Islam e costrette a “sposare” i prorpi rapitori.

In Pakistan, ci sono molti altri esempi di stupri e talvolta di uccisioni di ragazze cristiane, e qualche volta anche di ragazzi. Dopo che una bambina cristiana di 9 anni era stata violentata da un musulmano che si vantava di aver “fatto lo stesso servizio ad altre ragazzine cristiane”, i residenti locali spiegarono che “episodi del genere avvengono frequentemente. Le ragazze cristiane sono considerate merci da danneggiare a piacimento. Abusare di loro è un diritto. Secondo la mentalità della comunità non è affatto un reato. I musulmani le considerano bottino di guerra”.

Una situazione simile prevale in Egitto. Nel luglio 2012, il deputato americano Chris Smith parlava di “un crescente numero di sequestri, conversioni forzate di donne e ragazze cristiane copte. Queste donne sono terrorizzate e di conseguenza emarginate”.

Il defunto papa della Chiesa copta ortodossa Shenouda III, capo della comunità cristiana in Egitto, evidenziò questa tendenza nel 1976: “Esiste una pratica per convertire le ragazze copte all’Islam e costringerle a sposare uomini musulmani”. Tra il 2008 e il 2013, sono stati documentati in Egitto circa 600 casi di rapimenti, stupri e conversioni coatte di donne cristiane. Da allora la situazione è peggiorata come dice il titolo di un reportage del 2012: “In Egitto aumentano drasticamente i rapimenti e le conversioni forzate delle donne cristiane copte”.

Se le ragazze sono bersagli sessuali, le donne più anziane sono sessualmente degradate. Il 20 maggio, in Egitto, una donna cristiana di 70 anni è stata spogliata nuda e fatta sfilare per le strade di Minya, schernita e fischiata da una folla inferocita di musulmani, al grido di “Allahu Akbar” (Allah è il più grande!).

Ma ormai tutto questo lo vediamo, sempre di più, anche in Europa. I casi di aggressioni sessuali e stupri sono aumentati in modo esponenziale, spesso basati sulla stessa logica che prevale nello Stato islamico o in Pakistan. Lo leggiamo nelle parole di un migrante musulmano in Germania che ha molestato e palpeggiato una donna: “Le donne tedesche sono qui per il sesso”.

Quello islamico all’Europa è jihad sessuale.

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2 pensieri su “Jihad sessuale: “Cristiane destinate al piacere dei musulmani””

  1. I governi occidentali devono unirsi per fronteggiare queste torture e depravazioni,relegando i musulmani nel loro habitat e obbligando (ONU e UNICEF diano segnali concreti a tal proposito nei paesi islamici) i governi locali a salvaguardare le minoranze linguistiche e religiose,pena la depenalizzazione di aiuti economici e commerciali.

    1. ONU e UNICEF sono organizzazioni anticristiane. In Europa si può ancora fare qualcosa. Personalmente prenderei le femministe, le sinistronze, le welcome refugees e le manderei in questi paesi. Così li accontentiamo e noi ci sbarazziamo di chi ci sta rovinando.

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