Lo spaccio in mano ai clan albanesi, entrano in Italia senza visto

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Lo dice il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, il magistrato numero uno in Italia nella lotta alle ‘ndrine calabresi

La mafia emergente è quella albanese, dura e feroce e alleata quasi dovunque con la ‘ndrangheta. Ma le collaborazioni sono costanti anche con altre consorterie criminali come dimostra la gestione della cocaina di strada che, su indicazione della ‘ndrangheta, è della mafia nigeriana o dalla criminalità locale. Gratteri spiega come esiste una organizzazione terroristica sovranazionale che interagisce direttamente con le mafie, citando l’esempio di un trafficante di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, che non aveva pagato una partita di droga ai cartelli colombiani e che è stato intercettato dai terroristi spagnoli dell’Eta.
Tali interazioni possono trovare un’ipotesi di convergenza soprattutto nell’ambito dei porti che è difficile controllare anche per le loro estensioni. Per questo l’attività di intelligence diventa decisiva. “Un fenomeno a cui prestare particolare attenzione – continua – è un possibile condizionamento direttamente o indirettamente da parte delle mafie di alcuni media di elìte che sistematicamente cercano di delegittimare le attività dei servitori dello Stato”. Gratteri ha poi rilevato che “abbiamo sciolto tanti comuni per mafia e ne scioglieremo ancora di più. Il voto inquinato non si risolve con la decadenza dei consigli comunali ma assegnando più poteri ai commissari”.

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Nelle oltre 500 pagine che compongono il documento, la Bergamasca torna in un paio di occasioni. Nel semestre in esame (gennaio-giugno 2018) gli investigatori delineano una “consistente presenza della criminalità albanese, non di rado a composizione parentale, attiva nel traffico di sostanze stupefacenti”. Una posizione di comando maturata grazie a una fitta rete sul territorio e rapporti diretti con le organizzazioni straniere. E il mancato contrasto della criminalità italiana.

Come esempio viene citata un’operazione portata a termine l’8 marzo dai Finanzieri di Bergamo, a conclusione di un’indagine cominciata l’anno precedente. Quel giorno furono arrestate cinque persone di etnia albanese e maghrebina per detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente. Seguendo la rotta Marocco-Spagna-Italia avrebbero importato 313 chili di hashish, sequestrati in due diverse operazioni a Verdello ed Antegnate. Due corrieri erano stati arrestati in flagranza, ma i finanzieri avevano ricostruito ruoli e responsabilità di tutti i promotori del sodalizio e denunciato altri 14 soggetti con incarichi di supporto logistico.

“Sempre in relazione al traffico di droga, nella provincia di Bergamo vi sono state pronunce giurisdizionali che hanno confermato l’operatività di cittadini pakistani nello spaccio di eroina”, prosegue il rapporto. Era il 23 gennaio quando il gip del Tribunale di Bergamo condannava 4 pakistani per aver attuato, in concorso tra loro, una sistematica importazione di quantitativi di eroina. L’indagine dei Finanzieri della Compagnia di Orio al Serio aveva svelato l’esistenza di un gruppo delinquenziale capace di movimentare dal Pakistan all’Italia, attraverso la Grecia, ingenti quantitativi di eroina destinati oltre che alla provincia di Bologna e Verona, anche a quella di Bergamo. “Lo scalo orobico – spiegano gli investigatori – era luogo di arrivo e di partenza per il rimpatrio dei corrieri ovulatori ad avvenuta consegna dello stupefacente”. Sotto sequestro finirono 1.800 grammi di eroina purissima, che sul mercato avrebbe reso circa mezzo milione di euro.

Ma questi, ovviamente, non sono gli unici esempi degni di nota. Il più recente (non contenuto nel rapporto perché risalente a nemmeno un mese fa) riguarda l’arresto da parte delle Fiamme Gialle di tre pericolosi pluripregiudicati, due campani e un lombardo: uno con precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso, un altro condannato per omicidio. Soggetti “connotati da spiccata capacità a delinquere, attivi sul territorio bergamasco” che avrebbero messo in piedi una frode fiscale da oltre 8 milioni di euro. A gennaio a procura aveva anche disposto un sequestro di beni per un valore complessivo di 10,6 milioni di euro e nell’operazione era rimasto coinvolto un noto ristorante di via XXIV Maggio. L’operazione – denominata ‘Crazy water’ – aveva ricostruito l’attività di una banda dedita a estorsioni, rapine, spaccio di stupefacenti e ricettazione. Tra le accuse anche quelle di lesioni, minacce e detenzione illegale di armi clandestine.

Con gli albanesi abbiamo un problema. E questo problema nasce dalla facilità con la quale possono entrare ed uscire dall’Italia: non hanno bisogno del visto. Questo è intollerabile, visto che gestiscono ampie fette dello spaccio di droga nelle nostre città, oltre a tante altre attività criminali.

Qualcuno parla dell’immigrazione albanese come ‘modello’. Questo qualcuno è completamente idiota.




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