Picchiata da compagne marocchine, non vuole più tornare a scuola

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La studentessa bolzanina aggredita e picchiata selvaggiamente nella sua scuola a Bolzano (l’istituto Claudio de’ Medici) è talmente terrorizzata dai suoi ‘compagni’ di classe marocchini che non intende più riprendere a seguire le lezioni.

Lo shock è stato troppo pesante:

15enne italiana massacrata in classe da 10 compagne marocchine – FOTO

Sono giorni che la giovane si sveglia nella notte in preda ad incubi. Urla nel tentativo di mettersi in salvo. Anche per la famiglia la vicenda sta diventando un supplizio perché il problema non è più solo quello relativo alla completa guarigione fisica della ragazza ma anche quello di dover valutare eventuali conseguenze psicologiche molto pesanti.

Il caso è nelle mani della dottoressa Donatella Sacchi della Procura presso il tribunale dei minori. Si indaga per lesioni personali gravi. Al momento sul registro della Procura c’è solo il nome di una ragazzina di 14 anni marocchina (con una situazione familiare disastrata alle spalle) già segnalata da tempo ai servizi sociali per episodi di violenza. Rimandare a casa lei e famiglia no?

È probabile che si tratti di un problema psichiatrico ma non è stato possibile verificare se quel giorno lo spirito aggressivo fosse stato amplificato, ad esempio, dall’uso di sostanze stupefacenti.

Il pestaggio sarebbe è pianificato da una studentessa marocchina spalleggiata da una decina di altre connazionali che hanno chiuso qualsiasi possibilità di fuga alla vittima, rientrata in classe durante la pausa dopo aver preso una bottiglietta di acqua minerale al distributore automatico: «Mia figlia è stata chiusa in un angolo in fondo all’aula da quel gruppo di studentesse – racconta il padre – ad agire è stata solo una ragazza iscritta alla prima come mia figlia. Le altre (10 o 12) sono rimaste sulla porta impedendo qualsiasi passaggio. Quando mia figlia si è chinata per recuperare il proprio telefono in fase di ricarica è stata presa per i capelli ed è stata scaraventata in mezzo ai banchi. Poi è iniziato il pestaggio con un calcio in pieno viso che ha colpito l’occhio destro».

Una violenza inaudita a cui le altre ragazze straniere del “branco” hanno assistito in silenzio. Ad eccezione di una che (secondo quanto riferito da una compagna di classe della vittima) si sarebbe avvicinata dicendole in lingua araba: «Togliti la giacca, così la pesti meglio». La testimone è un’altra ragazza marocchina che avrebbe confermato la frase agli inquirenti.

La marocchina ha continuato a tirare i capelli della vittima al punto tale da provocarle un parziale distacco del cuoio capelluto dal cranio. Il primo dirigente scolastico ad intervenire è stato il vicepreside dell’istituto. «Al momento dell’intervento della polizia – ricorda il papà della ragazza pestata – c’erano nell’istituto tre ragazzi che non c’entravano nulla con la scuola. Io in questi giorni ho scoperto un mondo legato al bullismo che non avrei mai immaginato. All’interno delle scuole succedono cose incredibili anche da parte di ragazzi non punibili per la giovane età».

Ma quale bullismo, questa è persecuzione etnica. Se un’italiana spalleggiata da altre dieci avesse massacrato di botte una marocchina, i media di distrazione di massa parlerebbero da giorni di razzismo. Invece, silenzio.




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