Almeno un terzo dei negozi etnici è illegale

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Almeno un terzo dei negozi di alimentari etnici viola le leggi. Dalla mancanza di tracciabilità del cibo in vendita a questioni legate alla scarsa igiene nella conservazione dei prodotti fino alla somministrazione indisturbata di alcolici anche ai minori, l’elenco dei reati è lungo. È quanto emerge dal 6° Rapporto nazionale sui reati nel settore agroalimentare, stilato dall’Osservatorio nazionale sulle agromafie in collaborazione con Coldiretti ed Eurispes, presentato oggi a Roma. Ma questo è solo uno degli aspetti che emerge nel rapporto in una regione, le Marche, divenuta negli anni appetibile per quanti vogliono operare nell’illegalità.

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L’ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia, ad esempio, segnala la presenza di ‘ndrangheta e camorra ma anche di bande straniere (si citiano nigeriani e albanesi). “Gli interessi mafiosi – commenta la presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni – si insinuano laddove dilaga la fragilità, soprattutto economica, delle imprese. Specialmente in un settore così appetibile come quello della produzione agricola e della ristorazione. L’operatività delle agromafie ha cambiato forma e sostanza nel corso degli anni e per questo motivo l’Osservatorio guidato da Gian Carlo Caselli ha rivisitato i reati penalmente perseguibili al fine di poter contrastare efficacemente un fenomeno così devastante per la nostra economia territoriale, nazionale ed internazionale. Peccato che la proposta di legge presentata al Consiglio dei Ministri nel 2015 sia ancora in attesa di essere calendarizzata dall’attuale Parlamento. Ci auguriamo che questo 6° Rapporto e la consapevolezza che il volume d’affari annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi, possa spingere l’attuale Governo a prendere una posizione”.

Perché non approvare una legge che preveda l’espulsione per chi viola le leggi?




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