Il delirio di Strasburgo: “Con Salvini la stampa è meno libera”

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Da Strasburgo arriva un nuovo affondo contro i gialloverdi. È stato messo nero su bianco nella Relazione annuale per il 2019 dalle organizzazioni partner della piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e suona come un vero e proprio processo a Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

L’accusa che viene mossa ai due azionisti del governo Conte è – nientemeno – di minare la libertà di stampa in Italia. Questa, stando al report, si sarebbe, infatti, “deteriorata” nell’ultimo anno. “La maggior parte degli allarmi registrati – scrivono – sono stati inviati dopo l’insediamento del nuovo governo di coalizione il primo giugno”. Una critica che, visti canoni secondo cui vengono redatte queste classifiche, appare del tutto strumentale.

Il rapporto Democrazia a rischio: minacce e attacchi contro la libertà dei media in Europa accusa i gialloverdi di aver fatto peggiorare le condizioni per l’esercizio della libertà dei media. “Di Maio e Salvini – si legge nel documento diffuso oggi – hanno regolarmente espresso sui social media una retorica particolarmente ostile ai media e ai giornalisti”. Non solo. Il Coniosglio d’Europa rinfaccia all’Italia di essere finita tra i Paesi con il maggior numero “allarmi”. “Lo stesso numero della Federazione Russa”, fanno notare gli stessi che non hanno mai avuto grandi simpatuie per Vladimir Putin. “La crescente violenza contro i giornalisti è particolarmente preoccupante”, aggiunge il documento. Ma quanti sono questi allarmi? Diciannove, in tutto. E da chi vegono. In primis, dalla mafia e dal crimine organizzato che, a detta del report, “rimangono una delle maggiori minacce dei giornalisti”. Tanto che ci sono ancora ventun giornalisti costretti a vivere in modo permanente sotto la protezione della polizia. In secondo luogo, intimidazioni e attacchi arrivano da “membri di gruppi neofascisti”. Ma a preoccupare Strasburgo sono soprattutto Di Maio e Salvini. Perché, a detta dell’organo europeo, “la maggior parte degli allarmi registrati nel 2018 sono stati inviati dopo l’insediamento del nuovo governo”. E perché i due vicepremier “esprimono regolarmente sui social media una retorica particolarmente ostile ai media e giornalisti”.

Tra le accuse che il dossier del Consiglio d’Europa muove contro Salvini ci sono anche i continui scontri con Roberto Saviano. Lo accusano di averlo “minacciato di rimuovergli” la scorta. Peccato che, durante la presentazione del libro di Lilli Gruber, il leader leghista abbia promesso l’esatto contrario. “Voglio raddoppiare la scorta a Saviano perché se poi gli toccano un’unghia la colpa è mia”. A Di Maio, invece, viene rinfacciato di aver “insultato i giornalisti” e di aver “avviato una politica di abolizione dei sussidi pubblici alla stampa”. Più in generale, poi, il report rileva “un costante rischio di violenza alimentato dalla retorica ostile di membri del governo e dei partiti di coalizione al governo”.

Il fatto che un organismo come il Consiglio d’Europa, che vede la Turchia come membro, si permetta di dare giudizi sulla libertà di stampa in Italia, è quasi comico.

In Italia, come nel resto d’Occidente, esiste un problema per la libertà di stampa, ma è per l’esatto contrario di quanto dica questo organismo inutile pieno zeppo di inutili burocrati che gozzovigliano a spese dei contribuenti anche italiani: i media sono controllati dai soliti noti. E il tentativo di imbrigliare i media indipendenti attraverso il controllo dei social è la vera emergenza per la libertà di stampa.

GoogleFacebookTwitter sono un pericolo per la libertà di stampa, non i governi eletti dal popolo.




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