Vescovo paragona i barconi alle foibe

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Anche nel Giorno del Ricordo sulle Foibe, l’arcivescovo di Ferrara, ex gran kapò della fondazione migrante, Gian Carlo Perego, con l’omelia della messa celebrativa in Cattedrale domenica mattina ha voluto parlare di immigrazione.

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“Come è avvenuto nelle foibe, in questo angolo d’Italia dimenticato e abbandonato dal’43 alla fine della guerra, lasciando un limbo identitario risolto solo nell’Italia democratica”, l’esortazione dell’arcivescovo è di “prendere il largo da uno stile comunicativo ideologico che nasconde, offende, irride e dimentica la passione e la sofferenza di migliaia di uomini e donne di oggi, come ieri, esodati, vittime delle 37 guerre in atto nel mondo e di dittature che offendono profondamente la dignità umana”.

Calzante il parallelo con il profeta Isaia della Lettura, che “si sente inadeguato perché le sue labbra sono impure, e vive in un popolo dalle labbra impure. Le parole degli uomini spesso lo sono – afferma l’arcivescovo – perché dicono il falso o nascondono la verità per nascondere i propri errori. Il Signore tocca così le labbra del profeta perché dica la verità, così come ha toccato le labbra dei tanti testimoni delle foibe che hanno fatto emergere una verità dimenticata, nonostante le fatiche”.

La verità si traduce dunque in “ricerca della pace, della giustizia, della tutela delle persone; è ciò che rende libero l’uomo, anche e soprattutto quando mette in evidenza i limiti di un sistema politico, economico o sociale, e pone l’uomo di fronte alla responsabilità di ciò che ha fatto. La verità – conclude Perego – chiede dunque di fare memoria delle foibe di ieri, ma anche di non tacere sui cimiteri in fondo al Mediterraneo, perché sono le nuove foibe di oggi. E dimenticare, come tacere, ci rende complici delle violenze di ieri e di oggi”.

Proprio la stessa cosa. Bambini strappati alla loro terra perché, altrimenti, venivano infilati in buchi nel terreno, solo perché italiani, con i giovani fancazzisti africani che oggi pagano migliaia di dollari per venire a spacciare a casa nostra: non avete vergogna.




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