Pisa, imprenditore ostaggio dei Rom: «Sono costretto a lasciare»

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«Sono pronto a lasciare Pisa, ma non prima di aver denunciato la Sepi per le tasse sui rifiuti che hanno il coraggio di farmi pagare sebbene a mezzo metro dalla mia azienda ci siano discariche a cielo aperto».

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Andrea Turini gestisce la Turini cashmere: «Ho clienti di spessore che arrivano da tutta Italia – racconta – e che si spaventano vedendo in quali condizioni versa quest’area produttiva: hanno paura di essere scippati e in molti scappano. Dalle mie finestre si vede il campo rom: decine e decine di baracche, alcune addirittura murate, dove vivono trecento persone».

I suoi vicini sono gli zingari del campo nomadi, ereditati dall’attuale amministrazione: «Dentro e attorno alle casupole ci sono rifiuti di ogni genere – continua Turini –. Per farmi dispetto, qualcuno puntualmente si diverte a gettare sacchetti e bottiglie anche nella mia proprietà».

Una convivenza impossibile: «Ormai ho perso il conto dei danni subiti – continua –. L’ultimo raid è di due giorni fa. Un ragazzino, di quelli che incontriamo quasi quotidianamente per strada, ha scavalcato i cancelli riuscendo poi ad entrare negli uffici. Ha girovagato fino a raggiungere i nostri giacconi. Se n’è scappato con i portafogli e trecento euro di refurtiva».

«In zona gira una baby gang che sta passando al setaccio con regolarità tutte le attività rubando o danneggiando le strutture – conclude –. Si tratta di poco più che bambini che non arrivano a quattordici anni, ma che nonostante l’età si muovono con arroganza e con intenti criminali».

Va raso al suolo. Ci vuole la ruspa. La Lega ha vinto per questo.




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